L’anniversario di Sarri e l’opportunità di vincere il primo trofeo in Italia
TORINO
Si è dovuto fermare sul più bello, ma la sua fame di calcio e di vittorie è cresciuta a dismisura. Se cento giorni senza pallone vi sembrano infiniti, immaginate cosa può aver provato Sarri in questi tre mesi di quarantena. Abituato a guardare e riguardare le partite in tempi normali, l’allenatore toscano ha fuso il registratore dvd della sua casa torinese durante l’isolamento. Ma, soprattutto, ha pensato a come modellare la Juve a sua immagine e somiglianza, sfruttando una sosta imprevista e innaturale per completare una rivoluzione che compie un anno.
Dall’annuncio bianconero del 16 giugno 2019, dopo una lunga trattativa per liberarlo dal Chelsea, il fenomeno del “sarrismo” non è stato impetuoso come qualcuno immaginava o sperava. Non sono mancati gli errori e i problemi, però ci voleva tempo per entrare in sintonia con un mondo che l’ex tecnico del Napoli non conosceva e anzi aveva “combattuto” fino a poco tempo fa. Il netto successo sull’Inter di Conte, poco prima dello stop al campionato, sembrava il punto di svolta e il trampolino di lancio ideale per conquistare la finale di Coppa Italia e ribaltare il destino in Champions dopo il ko di Lione nell’andata degli ottavi.
Ora Sarri riparte dal primo obiettivo e dallo Stadium vuoto che venerdì sera ospiterà la semifinale di ritorno contro il Milan, ma l’idea di regalarsi il primo trofeo bianconero (e italiano) nella finalissima in programma tra sette giorni a Roma lo esalta ancor di più in vista del suo anniversario juventino. Il virus ha allungato la stagione e cambiato le prospettive, compresa quella di una coppa che da obiettivo di ripiego si è trasformato nell’appuntamento più atteso del nostro calcio. Sarri non è l’unico allenatore a non aver mai vinto la Coppa Italia, anche se può sempre vantare quella di Serie D con il Sansovino nel 2003. Pure Conte, Pioli e Gattuso inseguono la loro prima volta nel torneo nazionale, oltre che un successo salvastagione per Inter, Milan e Napoli. Tutti e tre hanno già perso in finale una volta, mentre Sarri al massimo è arrivato in semifinale nel 2017. Il tecnico bianconero ora ha la grande occasione: prima deve eliminare il Milan dopo l’1-1 dell’andata, e allo Stadium i rossoneri non hanno mai vinto (11 ko e un pareggio), poi superare la vincente di Napoli-Inter.
Sa benissimo che la Juve detiene il primato di successi in Coppa Italia (ben 13,4 delle quali nelle ultime 5 edizioni) ed è quel club che come slogan ha «vincere è l’unica cosa che conta». Una filosofia non rispettata a Riad nella Supercoppa italiana, contro la Lazio che è anche la prima avversaria per lo scudetto, però questo nuovo spirito bianconero e il tridente Douglas Costa-Dybala-Ronaldo può aiutare a spezzare l’incantesimo. Un primo passo per dare l’assalto al Triplete e far rendere quel 73% di vittorie finora collezionate con due gol di media a partita. Numeri che nessuno può vantare (l’Inter viaggia con il 61%) e migliorano con il campionato, dove Sarri è tra i migliori debuttanti juventini di sempre (solo Carcano ha fatto meglio dopo 26 partite) staccando Allegri, Lippi e Conte. Piccole soddisfazioni, ma ora si fa sul serio: giù la mascherina. —
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