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il caso 

Beach Volley League e Mutina: «Non siamo uno sport di contatto»

Andrea Lolli

Le due società tra le 50 realtà italiane che hanno firmato una lettera in cui si chiede di poter riprendere il 25 giugno l’attività con meno vincoli

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Dal primo studio del Politecnico di Torino alla mancata riapertura di lunedì per tutti gli sport di contatto: sono mesi particolarmente difficili per la pallavolo, ma soprattutto per il beach volley essendo l’estate la stagione dove l’attività è naturalmente più intensa. A tenere banco sono le limitazioni imposte a due sport sì di squadra, ma che non prevedono, in particolare per il beach, contatti e distanze così ridotte fra gli atleti in campo. Nell’ultimo protocollo redatto dalla Fipav non manca il riferimento al Governo che, mantenendo un atteggiamento molto prudente, di fatto non consentirebbe alla Federazione di allargare a sua volta le maglie per riavvicinarsi al gioco vero e proprio. Una situazione questa che sta causando non poche problematiche alle società anche a Modena, dove l’attività è particolarmente sviluppata esattamente come quella Indoor legata alla pallavolo.

Ecco dunque che Beach Volley League di Pozza e Mutina Beach sono tra le cinquanta realtà italiane firmatarie di una lettera indirizzata al Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, in cui si chiede a gran voce di poter riprendere con meno vincoli a partire dal prossimo 25 giugno.

«Nel Beach Volley, che si pratica 2 contro 2, l’unica interazione con il compagno avviene attraverso il passaggio della palla e la comunicazione gestuale e/o verbale per le tattiche di gioco – si legge nella missiva –. Tutto ciò avviene in una porzione di campo di 64 mq in cui tra i due atleti non avviene alcun contatto fisico e le regole attuali di distanziamento sociale sono garantite. Nessun contatto inoltre con la coppia avversaria negli altri 64 metri quadri separati dalla rete. Non riusciamo a comprendere come mai il nostro sport sia stato accomunato al calcetto, al rugby o agli sport di combattimento in cui il contatto fisico è preponderante mentre da noi completamente assente».

Sul piede di guerra anche i giocatori professionisti che hanno aderito in buon numero a questa ‘protesta’. La speranza è quella di poter tornare a scendere in campo anche per i tornei come già succede in altri paesi d’Europa a partire dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. —

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