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Ferrari, la riforma di Binotto Spostati i progettisti delle Rosse

Stefano Mancini
Ferrari, la riforma di Binotto Spostati i progettisti delle Rosse

A Maranello nasce un nuovo settore. Resta è a capo del progetto 

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il retroscena

Stefano Mancini

Alla fine del disastroso Gp di Ungheria, Mattia Binotto l’aveva promesso: «Cambieremo organizzazione, ma non rotoleranno via le teste perché non servirebbe a farci andare più veloce». La riforma è arrivata tre giorni dopo, segno che era meditata da tempo.

Il doppiaggio in pista subìto da Vettel e Leclerc, al massimo, l’ha accelerata. Nessun nome nuovo, qualche cambiamento di ruolo: a leggerla superficialmente sembra poca roba. In realtà, la struttura della Ferrari subisce un’evoluzione profonda: sparisce l’organizzazione orizzontale che libera energie e valorizza i talenti, ma che ha bisogno di un vertice autoritario. Si torna alla gerarchia classica piramidale, una catena di comando che impone a ciascuno precise assunzioni di responsabilità (chi progetta il telaio non potrà prendersela con chi disegna le sospensioni se l’auto in curva è ferma, ad esempio). Simone Resta rimane a capo dell’ingegneria telaio. Sarà lui, dopo l’esperienza in Alfa Romeo, a creare la prossima Rossa: non quella del 2021 che, da regolamento, non ha grandi margini di innovazione, ma quella del 2022 che, nelle intenzioni di Maranello, sarà la monoposto della svolta. Enrico Gualtieri è confermato responsabile del motore (power unit), mentre Laurent Mekies rimane direttore sportivo e responsabile delle attività di pista. Nessun innesto dall’esterno: un cambiamento nel segno della continuità e Binotto è saldo alla guida della Gestione sportiva.

Ma se non ci sono acquisti da altre squadre, una novità c’è: è stata creata un’area, denominata performance development, affidata a Enrico Cardile. Collaboreranno con lui Rory Byrne, il progettista degli anni d’oro di Schumacher e David Sanchez. «Questo sarà il fulcro dello sviluppo delle prestazioni», spiega Binotto.

In realtà, con lo sviluppo bloccato, un’area che richiama lo sviluppo delle prestazioni non sembra una promozione per chi ha curato l’aerodinamica di una delle peggiori monoposto realizzate a Maranello. Al contrario, Gualtieri rimane responsabile della power unit malgrado gli insuccessi dovuti alle direttive tecniche della Federazione: tra agosto e ottobre 2019, il suo motore dava la paga a Mercedes & C. «Il valore delle persone in Ferrari non ha nulla da invidiare ai nostri concorrenti – garantisce Binotto – ma dovevamo dare un segnale forte di discontinuità, alzando l’asticella delle responsabilità in ciascuna area». I tempi? «Sarà un percorso lungo». —

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