Christenson: «Fare il capitano della squadra e di un club così è un onore e un orgoglio»
E' tornato il capitano di Modena Volley. Micah Christenson ha terminato la quarantena dopo il suo ritorno dagli Usa e si è allenato per la prima volta con i nuovi compagni. «E' un onore per me essere il capitano di questa incredibile società. Sento la fiducia di tutti, accetto con umiltà questo nuovo ruolo. Sono carico e non vedo l'ora di aiutare i miei compagni».
Hai pensato di lasciare Modena?
«No. Non ho mai avuto nessun dubbio. Mi fido della società e del nostro staff. Per me è una nuova avventura, ma come lo sarà per tutti. Sto già pensando a come servire i palloni ai miei nuovi compagni».
Pensavi che la squadra cambiasse così tanto?
«Sinceramente no, ma per me non cambia assolutamente niente. Io voglio sempre vincere, e credo che abbiamo la possibilità di farlo. Anche se gioco al fianco di qualcuno trovato al parco, o per la strada, io voglio vincere. Ripeto, questa Modena ha le capacità per farlo».
Sarà però molto difficile.
«Sicuramente, per noi, il campionato sarà più complicato, ma tutto questo solo sulla carta. Alla fine deve parlare in campo. Sono molto stimolato d questa sfida. Devo trovare il modo di far rendere i miei compagni al massimo e di creare un gruppo ancor più unito».
Proprio il gruppo potrebbe fare la differenza.
«Sì, e noi abbiamo una squadra con un gruppo molto legato e veramente bello. Ci sono giocatori ricchi di carattere. Secondo me non ha senso parlare adesso di quale sia la formazione più forte, perché tanto conta solo ciò che si fa in sala pesi, in allenamento e fuori dal campo. Siamo una squadra con gruppo che può stupire. Le promesse non fanno i risultati».
Petric ha detto che è giusto che tu sia il capitano.
«Questo per me è comportarsi da leader. Petric ha dimostrato di essere un esempio per tutti noi, ha già dimostrato le sue capacità di essere un grande capitano. Io farò la mia parte ma ci sono altri che hanno l'esperienza ad alto livello giusta per aiutare la squadra».
Hai sentito Anderson e Zaytsev?
«Certo. Avrei preferito fossero rimasti, è chiaro, ma hanno fatto delle scelte di vita. Supporterò entrambi per la loro nuova avventura. Con Anderson sono prima amico che compagno di squadra, siamo molto legati. Con Ivan ho parlato diverse volte dopo la fine del campionato. A entrambi ho espresso la mio opinione, ma le scelte le devono fare loro».
Un anno alle Olimpiadi, l'ultima possibilità per vincere l'oro per la vostra generazione americana?
«La loro generazione, quella di Anderson e Holt, io sono giovane. A parte gli scherzi, l'anno in più può farci molto bene così recupereremo al 100% Sunder. Anderson e Holt sono dei super professionisti e arriveranno prontissimi all’ evento». —
F.C.
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