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Hubner ospite a Carpi «Vi racconto l’operaio che disse a Baggio: “Il rigore lo calcio io”»

Enrico Ballotti
Hubner ospite a Carpi «Vi racconto l’operaio che disse a Baggio: “Il rigore lo calcio io”»

L’ex bomber alle 21,30 presenta il suo libro “Mi chiamavano Tatanka” «La sera giocavo a San Siro e la mattina dopo portavo i figli a scuola» 

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l’intervista

Enrico Ballotti

«È vero, mi avete visto spesso con una sigaretta in bocca. Semplicemente non avevo voglia di nascondermi come facevano altri». Così parlò Tatanka, il Bisonte, il calciatore operaio, il bomber delle provinciali. Una serie di soprannomi che portano tutti a Dario Hubner. L’ex centravanti, ora 53enne, questa sera è atteso a Carpi per presentare il libro: “Mi chiamavano Tatanka”, scritto con Tiziano Marino per Baldini+Castoldi. L’appuntamento, che fa parte di “Ne Vale la Pena Estate 2020”, è per le 21,30 al Chiostro ex Convento di San Rocco o in caso di pioggia nella sala delle Vedute di Palazzo Pio. Grande protagonista dell’evento, presentato da Pierluigi Senatore, sarà proprio l’ex calciatore che ha vestito, tra le altre, le maglie di Cesena, Piacenza, Perugia e Brescia. L’unico, in compagnia di Igor Protti, ad aver vinto la classifica marcatori in C (Fano), in B (Cesena) e pure in serie A (Piacenza). 24 gol, gli stessi di un campionissimo come David Trezeguet. L’apice, questo, di una carriera partita da lontanissimo. «E il libro - dice Hubner - inizia con un bambino che si diverte in un piazzale a Muggia, nel triestino. Lo stesso che sarebbe arrivato ad esordire in A sul prato di San Siro». È il 31 agosto del ’97, si gioca Inter-Brescia e tra le “rondinelle” c’è Hubner. Che fino a 20anni montava infissi e che a trent’anni si presenta nell’olimpo nel calcio. Non in una giornata qualunque, ma in quella dell’esordio italiano di un certo Luis Nazario de Lima, più semplicemente Ronaldo. Tutti attendono “Il Fenomeno” ed invece al “Meazza” segna Hubner: «Beh, un ricordo indelebile. Anche se poi abbiamo perso la partita. La notte prima, però, per me era stata particolare». Per una comprensibile agitazione da pre-esordio: «Ma quale agitazione, ho sempre dormito e riposato tranquillamente. Proprio la notte del 31 agosto ’97 è morta Lady Diana, ricordo di aver passato diverse ore davanti alla tv. Volevo sapere cosa fosse accaduto alla sfortunata principessa. Un fatto tragico, quasi dimenticato l’esordio…». L’attenzione al mondo inglese non è affatto nuova per uno come Hubner. Lui che, sin da bambino, è affascinato dagli “inglesissimi” Queen. Il famoso esordio: «Ero abituato a giocare con 20mila persone e all’improvviso erano 70mila...». Si diceva di una carriera maturata tardi: «A 21 in C, 25 in B e addirittura a 30 in A. Era il periodo in cui a 32 anni un giocatore si ritirava. Per questo non sono mai approdato in un top team. Dicevamo: “Va bene, tanto Hubner smette tra poco”. Oppure: “Hubner? Fa gol, ma è l’ultima stagione”». Fatto sta che Tatanka segna, nelle sue provinciali, più di 300 reti in carriera. Niente male. Quindi i vizi: sigarette e grappa. «Ripeto. Molti fumavano, quasi tutti. Io però non mi vergognavo a farlo. Non mi sembrava il caso di nascondermi per una “paglia” dietro al pullman. E la grappa, certo la bevevo. Come chi dopo cena la degusta, nulla di più». Questo è Hubner, lontano dallo stereotipo del calciatore. «Sì è vero, ma lo sono in tutti i sensi. Le discoteche, per esempio, non mi sono mai piaciute. Quando ero in A andavo a dormire alle 22,30 e alle 7 ero in piedi per portare mia figlia a scuola. Negli anni ne ho sentite parecchie sulla vita di Hubner, ma forse proprio la mia è stata la più sana. Sobria, senza fronzoli. Questo racconto nel libro. Una bella avventura di una persona “normale” che voleva fare il calciatore». Per giocare in grandi stadi e con grandi campioni: «Come Pirlo, il più forte». O Roberto Baggio: «Che ho conosciuto quando aveva già diversi problemi alle ginocchia. Un fuoriclasse, il venerdì alla fine degli allenamenti calciava le punizioni. Rimanevo incantato». E proprio con il “Divin codino”, Hubner ha un aneddoto da spartire: «Arriva a Brescia e io ero il capitano. Ma Baggio è Baggio e così, con mister Mazzone, decido di affidare a lui la fascia. Andiamo nella sua stanza e gli dico: “Roby questa la tieni tu e va bene, ma i rigori restano miei. Quelli li calcia Hubner... (ride, ndr)». E oggi Hubner cosa fa: «Allena una squadra di ragazzi diversamente abili per la fondazione di Fabrizio Lori, ex patron del Mantova. Lo sport che piace a me: grande passione, umanità e pochi compromessi». —

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