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Il docente e poeta è tra protagonisti 

Bertoni: «Un racconto che uscirà dal recinto dei soli appassionati»

e.b.

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l’intervista

«Non vorrei che quello di Giulio fosse scambiato per un libro specialistico sulla comunità dell’ippica. Nel suo racconto c’è di più, molto di più». Parola di Alberto Bertoni, docente universitario, insegna letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, e poeta di fama nazionale. Anche lui, non stupitevi, è protagonista del libro di Giulio Luppi. Lo stesso Bertoni che, questa domenica, terrà al battesimo “Quelli della Via Emilia”.

«Un’opera dove è impresso una sorta di mondo con tutte le sue complessità. I momenti felici e quelli meno felici, le vittorie e le sconfitte. Luppi è un ottimo narratore e in questo libro credo abbia dato il massimo. Oltre alla qualità della scrittura c’è anche la conoscenza di un settore. Inoltre penso che l’opera debba essere letta anche in chiave antropologica. Si conosce davvero l’uomo proiettato in questo suo piccolo mondo. Da qui la mia speranza. Quella che il libro possa uscire dal “recinto” degli appassionati dell’ippica. Appassionati che, tra l’altro, sono sempre meno». Lo stesso Bertoni è autore di diversi saggi dedicati alle corse: «E vi assicuro che non sono solo. Anzi, non siamo soli. Sono convinto, infatti, che anche Giulio sia ormai entrato nella scia degli autori che si sono occupati di un ambiente particolare come quello dell’ippica. Tra questi ci sono esponenti di grandissimo spessore come Charles Bukowski. Pure il poeta e scrittore americano, ma di origine tedesca, si è dedicato parecchio ai cavalli. Sono pronto a sostenere che senza ippica, Bukowski non sarebbe stato Bukowski».

Si torna dunque al libro: «Che è molto riuscito perché tutt’altro che anonimo. Lo scrittore, e giornalista, ha raccontato nel migliore dei modi i suoi personaggi, ha dato loro una vera e propria identità. Aspetto importante, capace sempre di rapire il lettore. Lettore che potrà immergersi in questo cosmo in miniatura e in tutte le sue sfaccettature. Che sono tante». —

e.b.

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