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Il trotto e la Modenese, una favola nata nel 1875 E domenica la notte di Giovanardi e Orlandi

Il trotto e la Modenese, una favola nata nel 1875 E domenica la notte di Giovanardi e Orlandi

In Emilia e a Modena è fortissima la passione per le corse al sulky L’impronta culturale voluta dall’attuale presidente Arletti 

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Non è un caso che l’Emilia Romagna e Modena siano definite la culla del trotto perché proprio qui, in queste terre un tempo nobili, ma dalle origini contadine, si è sviluppato ed è cresciuto il fenomeno delle corse al sulky. Ormai da un secolo e mezzo la Società Modenese Fiere e Corse Cavalli esiste perché la storia racconta che nacque nell’anno di grazia 1875 e da allora ha conosciuto fasti e periodi più critici. Ma un fatto è certo, la Modenese, così come è chiamata confidenzialmente, è una società fra le più longeve della tradizione locale, oltre a potersi fregiare del titolo di società centenaria.

L’unione fra la Fiera e le corse dei cavalli permise un connubio che inizialmente si protrasse per il periodo primaverile della Fiera di Modena, con poche giornate di corse, due o tre al massimo, ma l’interesse per l’ippodromo della nostra città, che fino al 1974 era stato fra le mura del Foro Boario, è sempre stato sentito non solo dai modenesi ma anche a livello nazionale grazie a due corse che hanno fatto epoca: Il Tito Giovanardi, istituito in onore di uno dei primi presidenti della Modenese, è un gran premio dalla lunghissima tradizione perché nato addirittura nel 1925 e oggi diventato uno dei più importanti riferimenti per i puledri di tre anni. L’altro gran premio, intitolato a un altro grande presidente come Renzo Orlandi, ha avuto il suo battesimo nel 1952 e inizialmente si chiamava gran premio Ghirlandina, trasformato dal 1976 in Renzo Orlandi. Il “D-day della stagione 2020 è ormai dietro l’angolo perché domenica sarà il giorno in cui andranno in scena i due grandi eventi.

Cos’è accaduto nel frattempo, in tutti questi anni? Qualcosa di molto importante perché l’ippodromo vecchio, quello del mitico Foro Boario che inizialmente proponeva quelle due, massimo tre, giornate di corse, si è spostato in via Argiolas ed è diventato pista da un chilometro (1009 metri per la precisione) e adesso è una delle piste più veloci d’Italia. Ma se il Foro Boario raccoglieva nobili, personaggi di spicco e della mondanità cittadina e non, col nuovo impianto ribattezzato Ghirlandina si è assistito a un graduale spostamento dell’interesse del pubblico che ha coinvolto fasce più popolari e appassionati di ogni ceto sociale. Un tempo il Ghirlandina richiamava il jet set perché quello dell’ippica era un mondo a parte, legato a tradizioni in via di estinzione, e il jet set veniva a far passerella. Oggi è un ippodromo che cerca di conservare qualcosa della vecchia tradizione, ma spostato su un fronte più popolare. Un tempo l’ippodromo era frequentato da signore di classe e rampolli dell’alta borghesia, vestiti come damerini. Oggi ogni cosa è cambiata, l’ippodromo è un contenitore che raccoglie un po’ di tutto, ma continua ad avere uno zoccolo duro che non si perde un convegno e che frequenta regolarmente la stagione di corse. Nel 1993 l’ippodromo ha subito una notevole operazione di maquillage e ha costruito la nuova tribuna, una tensostruttura invidiata da tutti gli altri ippodromi. Una tribuna che è forse esteticamente la più bella e una delle maggiori a livello nazionale. Fa quasi impressione pensare che una volta si correva per due volte all’anno e invece da quasi trent’anni le giornate di corse sono aumentate. Adesso si sono assestate sulle trenta annuali e da decenni la riunione delle corse è suddivisa in due fasi, quella primaverile, in diurna, e quella estiva in notturna, con tutte le sue lusinghe e attrazioni collegate al fascino dei riflettori. L’attuale presidente, Alessandro Arletti, ha cercato di dare una sua impronta all’ippodromo, inserendo eventi culturali e invitando il pubblico a visitare le scuderie e a cenare all’interno dell’ippodromo, offrendo sempre un dono gastronomico al pubblico presente. Arletti è inoltre molto legato ad alcune associazioni di beneficenza e negli ultimi anni si è consolidato un sodalizio fra Modenese e società no profit o di solidarietà. Anche questo è un modo di resistere, perché i nomi di Tornese, Delfo, Friendly Face, Peace Corps, Varenne (oltre 6000 spettatori nel 2001 per il leggendario campione), Superbo Capar non bastano più per sostenere questo sport. —

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