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Non solo driver e cavalli Il popolo dell’Ippodromo tra playboy, guru e artisti

Enrico Ballotti
Non solo driver e cavalli Il popolo dell’Ippodromo tra playboy, guru e artisti

Il giornalista modenese Luppi, nel libro “Quelli della Via Emilia”, racconta  «le vite e le emozioni di chi ancora oggi segue le corse con grande amore»

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Enrico Ballotti

Ricordate “Febbre da Cavallo”? Film cult degli anni ’70, del 1976 per la precisione, che racconta il mondo delle corse dei cavalli. Lo fa alla grande grazie alla comicità di due icone come Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Ecco, immaginatelo ambientato a Modena, all’ippodromo Ghirlandina. Immaginatelo con quei protagonisti che da sempre vivono le corse nella nostra città. E se difettate con la fantasia non preoccupatevi. Già, perché non c’è bisogno di inventare nulla. C’è un libro, “Quelli della Via Emilia” scritto da Giulio Luppi, che racconta le vicende dell’ippodromo modenese. Il giornalista, da anni collaboratore della Gazzetta, per ripercorrere la storia recente del “Ghirlandina” ha “semplicemente” utilizzato personaggi reali. Aneddoti veri. E poi cavalli e driver.

Insomma, nessuna fiction. Tutta realtà. Una realtà piena di curiose storie. Nel libro, edito da Artestampa, ci sono le vicende puramente modenesi, ma anche legate a Bologna e Cesena dove Luppi, corrispondente della rivista di settore “Trotto&Turf”, racconta in diretta le corse da cronista ippico.

“Quelli della Via Emilia” sarà presentato domenica al “Ghrilandina” dall’autore, Giulio Luppi, e da Alberto Bertoni, docente universitario, conosciuto poeta, amante delle corse e pure lui protagonista di uno dei capitoli del libro.

«Sinceramente non ho mai amato il film “Febbre da cavallo” che invece resta anche oggi, anche dopo un sequel meno divertente, uno dei punti di riferimento per gli amanti del trotto», dice Luppi. «Allo stesso tempo, però, devo dire che la pellicola ha centrato alla perfezione l’ambientazione e rispettato i canoni di quella che era l’ippica dell’epoca. Ora invece questo campo è cambiato e non ha più la popolarità di allora, forse ha perso gran parte del suo appeal. Ai tempi, tra l’altro, era l’unico sport su cui si poteva scommettere». Le storie, però, non mancano e il libro ne è la dimostrazione: «Esattamente. Ho scritto i ritratti di personaggi odierni o anche di tanti anni fa. Tutti ancora dell’ambiente. Proprio la loro specificità, il loro modo di essere, è ancora qualcosa di “diverso” e rappresenta la bella faccia dell’ippica odierna. C’è infatti un fascino particolare in tutte le fasi di questa disciplina: dalla corsa alla sgambatura fino alla scommessa. Poi le emozioni che si possono provare allenando e guidando un cavallo da corsa o ad esserne un proprietari». Luppi continua: «La pubblicazione del libro è dovuta al desiderio di riesumare i miei articoli apparsi dal 2016 al 2018 sul trisettimanale “Trotto&Turf”, di cui sono da circa trent’anni corrispondente per l’Emilia Romagna. Racconti che fanno parte della rubrica “Il Club della Via Emilia”. Insomma, un omaggio a questo sport e ai suoi protagonisti» . Tra i quali, ovviamente, ci sono i cavalli. «Assolutamente. Il primo capitolo, per esempio, è dedicato a Tisserand Bi che definisco “il rinnegato”. Inizio da lui perché la sua storia è esemplare dal punto di vista del cavallo da corsa. Sembra un brocco, con guai fisici insormontabili e viene regalato dal suo proprietario a Mario Ruiu, che lo affida in allenamento a Battista Congiu. In breve tempo, il cavallo si riprende giungendo anche a discreti livelli di competitività. È un po’ la favola moderna del rinnegato poi rientrato e riappacificato col suo mondo».

Quindi ci sono le persone che diventano personaggi. «Come “Bassotuba”, chiamato così perché suonava, il basso tuba appunto, nella Banda di Bologna. Uno specialista che segue le corse da anni. Non sbaglia un pronostico e qualcuno lo considera un guru. Oppure Vittorio Tommasini. È stato un gentlemen (un driver non professionista, che corre per diletto, ndr) e proprietario. In gioventù ha frequentato il jet set, dove si è conquistato la fama di playboy. Fra le sue “vittime” illustri Patty Pravo, Anna Kanakis, Gloria Guida, Rosa Fumetto e Serena Grandi. Ma, come usa dire lui, chissà quante ne ha dimenticate...». Luppi è anche memoria storica dell’ippodromo modenese che «ha ancora un certo provincialismo, ovviamente in senso più che positivo. Al “Ghirlandina” non manca nulla rispetto agli ippodromi metropolitani. Allo stesso tempo si respira ancora quell’atmosfera di festa popolare ogni volta che si rinnova il “miracolo” delle corse al trotto». —

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