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“Zizon l’americhen” lascia la sua Casinalbo e va a scrivere la storia del basket italiano

Fabrizio Morandi
“Zizon l’americhen” lascia la sua Casinalbo e va a scrivere la storia del basket italiano

Indicato dal medico di famiglia a Nino Celebotta che lo porta a Bologna  dove con le V Nere di Dan Peterson diventa una star internazionale 

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il primo vero pivot

Fabrizio Morandi

È stato uno dei primi pivot del basket italiano ed uno dei primi prodotti del vivaio modenese. All’età di 69 dopo una lunga malattia si è spento Luigi Serafini per tutti Gigi. Nato a Casinalbo il 17 giugno 1951 ha segnato un’epoca nel basket azzurro. Quando negli anni Sessanta i pivot erano una rarità, a Bologna spopola l’unico pivot italiano, Nino Calebotta, 2,04 mt, origini dalmate (è nato a Spalato) che spende tutta la sua carriera alla Virtus Bologna. La formazione felsinea però rastrella la regione alla ricerca di lunghi da crescere e lo fa grazie anche al suddetto Calebotta che sebbene sia un giocatore di serie A è anche rappresentante di medicinali e spende le sue conoscenze fra i medici di famiglia per cercare nuovi adepti per la palla a spicchi. Fra questi c’è quello di Gigi Serafini che nel 1967 gli dice che a Modena c’è un ragazzo alto 2,05. All'epoca Serafini lavora in fabbrica, ma viene invitato a presentarsi ad una amichevole fra Virtus Bologna ed Italcuoghi Modena che si tiene al Palasport di Modena. Serafini non conosce il basket, ma ne viene attratto ed accetta le lusinghe dei bolognesi con l’avvocato Porelli che lo lancia direttamente in prima squadra. Gli inizi sono massacranti: Serafini fa due allenamenti al giorno con i giovani e con la prima squadra.



Nel ’67/68 Serafini gioca solo amichevoli, ma cresce fino a 2,10 mt di altezza e nella stagione 1968/69 entra a far parte a soli 17 anni del roster della Virtus Bologna con la maglia n°13. Ma è nel 1969/70 che esplode nella Virtus di Terry Driscoll e Dado Lombardi e a 19 anni nel 1970 viene convocato per la Nazionale Juniores (assieme ad altri volti noti come: Ferracini, Trevisan, Caglieris, Malagoli, Marzorati e Della Fiori) che si gioca gli Europei ad Atene. L’Italia chiude terza battendo la Jugoslavia di Radosavljevic e Srecko Jaric (il papà del futuro NBA Marko Jaric) 62-57 nella finalina alle spalle dell’URSS di Belov (che due anni dopo sarà il protagonista del più discusso canestro della storia del basket nella finale olimpica di Monaco ’72) e di una sorprendente Grecia. Nella disgraziata stagione 1970/71 in cui la Virtus si salva in volata, Serafini è il miglior rimbalzista, ma ormai è lanciato verso la gloria. Conquista la Nazionale maggiore con la quale fa il suo esordio in una manifestazione internazionale agli Europei di Essen in Germania vincendo la medaglia di bronzo alle spalle dell’inarrivabile duo: l’URSS di Belov e Paulauskas e la Jugoslavia di Cosic e Simonovic. Nel 1972 dopo il quinto posto in campionato con la Virtus è a Monaco nella citata discussa Olimpiade, dove l’Italia viene beffata da Cuba e finisce quarta. Intanto la Virtus con Serafini, Fultz e Bertolotti è ormai una realtà: nel 1973 è sesta, viene convocato agli Europei di Badalona con la Nazionale, ma stavolta è solo 5° posto.



Nella stagione 1973/74 alla Virtus arriva dalla nazionale cilena un certo Dan Peterson, entrano in squadra Bonamico e Antonelli, ma Peterson mette fra le condizioni l’avere Serafini nel roster, sarà così, anche se l’anno si chiude con un nuovo 5° posto; arriva però il primo successo con la Coppa Italia. Nella stagione 1974/75 l’arrivo dell’americano Tom McMillen galvanizza Gigi protagonista di diverse performance di rilievo, la Virtus chiude 4a, per Oscar Eleni – firma tra le più importanti del giornalismo sportivo italiano – è ormai “Zizon l’americhèn”, perchè era stato per un breve periodo in America a imparare, tuttavia non partecipa all’Europeo di Belgrado, per una doppia frattura di caviglia e piede, dove l’Italia chiude terza.



Nel 1975/76 torna Driscoll come americano e arriva Caglieris come play. Antonelli, Caglieris, Driscoll e Serafini sono protagonisti, la vittoria con Varese nella poule finale galvanizza tutti e la Sinudyne Bologna è campione d’Italia, Serafini corona il suo sogno e trova come premio la seconda Olimpiade quella di Montreal 1976, in cui è cambio di Meneghin e dei lunghi e in cui gli azzurri chiudono quinti. Nella stagione successiva è nuovamente sfida contro Varese, ma la Mobilgirgi si prende la rivincita, Bologna è seconda e Serafini è sempre fra i protagonisti, in una squadra in cui nasce la stella di Villalta. Nuova convocazione azzurra agli Europei di Liegi in cui l’Italia è bronzo alle spalle della Jugoslavia delle stelle Kicanovic, Delibasic, Dalipagic, Slavnic e Cosic e dell’URSS. Nell'estate del 1977 arriva l’irrinunciabile offerta della Xerox Milano, 250 milioni, Gigi ha 26 anni, ma capisce che con Villalta lo spazio calerà: accetta e va a fare coppia con Chuck Jura. Gioca due stagioni ottime e anche in Nazionale ha un’ultima occasione con l’Europeo casalingo del 1979 chiuso solo al quinto posto. Va a Venezia dal 1979 al 1982 dove gioca con Spencer Haywood e Drazen “Praja” Dalipagic, poi due stagioni a Fabriano con coach Alberto Bucci e ultimo biennio a Firenze, il primo scendendo in B per riconquistare la serie A l’anno successivo. Scende nuovamente in B2 a Faenza due stagioni, poi il ginocchio fa crack e la carriera agonistica si chiude. Personalmente lo conobbi a fine anni ’80 ad un centro estivo, io nemmeno ventenne, lui un mito dei nostri tempi. Fu fulminante la sua cortesia e la sua disponibilità. Ciao Gigi e grazie "gigante buono"! —



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