A Monza suona l’inno d’Italia, ma è per l’Alpha Tauri di Gasly
Ferrari a picco: Vettel fuori subito, Leclerc si schianta. Hamilton penalizzato e il francese trionfa resistendo a Sainz
Stefano Mancini
/ INVIATO A MONZA
Sul podio di Monza risuonano le note dell’Inno nazionale, ma la Ferrari non c’entra. Vettel e Leclerc hanno rischiato l’osso del collo e il traguardo non l’hanno visto. Per una volta sono andate in difficoltà anche Mercedes e Red Bull, così che la Formula 1 si è concessa una domenica diversa, giovane e meno scontata.
L’altra Italia che vince è l’AlphaTauri, nata come Minardi, diventata Toro Rosso e da quest’anno rinnovata nel nome ma non nel cuore, che batte a Faenza, in quel pezzo di Emilia Romagna in cui è nata e cresciuta la motor valley nazionale. Al volante Pierre Gasly, un ex baby fenomeno che era stato promosso in Red Bull e poi retrocesso a metà stagione nello junior team, travolto dallo strapotere di Verstappen.
Sembrava un talento bruciato, invece ha saputo ricostruirsi. Le sue lacrime e le urla di gioia testimoniano quanto aspettasse questo momento.
Non c’era il grande pubblico a celebrarlo sotto il podio dell’Autodromo, il più spettacolare della F1.
I piloti che sono saliti lassù raccontano di quell’esercito gioioso di 50 mila persone che invade la pista e la colora di rosso. Gasly questa fiumana non l’ha vissuta perché l’evento si è disputato a porte chiuse, ma non chiusissime: gli organizzatori sono stati autorizzati a ospitare gli “eroi del Covid”, 250 tra medici, infermieri e personale sanitario che hanno lottato in prima fila contro la pandemia.
Dopo Gasly, staccato di 4 decimi ha tagliato il traguardo Carlos Sainz, che corre per la McLaren ma ha in tasca il contratto con la Ferrari a partire dal 2021. Al terzo posto Lance Stroll, il canadese della Racing Point che aveva in mano la gara e ha sprecato l’occasione. Un ordine di arrivo impensabile: era dal 2012 che non si vedevano Mercedes, Red Bull e Ferrari nelle prime tre posizioni.
In avvio di gara, Hamilton sembrava avviato verso la vittoria numero 90. Scattato dalla pole position, il leader della classifica ha subito messo qualche secondo tra sé e gli inseguitori. La prima emozione è arrivata al settimo giro, quando a Vettel sono saltati i freni sul filo dei 330 chilometri orari. Per fortuna del pilota, l’incidente è avvenuto alla prima variante, che la Rossa ha tagliato via netta senza conseguenze. L’altra Ferrari si è schiantata al giro 26 per un errore di Leclerc alla Parabolica, intorno ai 200 orari. Per risistemare le barriere distrutte, la gara è stata sospesa, ma nel frattempo la Mercedes aveva richiamato ai box Hamilton mentre la pit lane era chiusa. Il pilota inglese è stato punito con uno stop and go di 10’’. La gara è ripresa con un’altra partenza da fermi, invece che dietro alla safety car: un’idea che ha vivacizzato la seconda parte della corsa.
Il ritiro di Verstappen, la retrocessione di Hamilton (finirà 7° in rimonta) e la giornata no di Bottas (5°) hanno lasciato spazio al resto della truppa. Gasly è stato imprendibile. La sua è la seconda vittoria per il team fondato nel 1979 da Gian Carlo Minardi. Il precedente risale al 2008, quando un ventunenne Vettel trionfò sotto la pioggia su questo stesso circuito.
La domenica di vacanza della Mercedes cambia ben poco in classifica: Bottas si riprende il secondo posto su Verstappen, e si porta a meno 47 punti da Hamilton. —
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