Simone Zucchi di nuovo insieme a Pupo come ai tempi della Panini
Il personaggio. Figura storica della società mirandolese che ha portato in trent’anni da allenatore e dirigente fino ai massimi livelli nazionali
Non solo nel presente, ma anche nel passato la Stadium si è sempre contraddistinta per il contributo dato da chi all’interno della società è cresciuto e ha imparato ad amare la pallavolo. Basta guardare la foto della storica promozione in B2 per rendersi conto che a Mirandola questi ingredienti hanno un sapore speciale. Tra i giocatori di allora ci sono Fabrizio Silvestri e Luca Valeri, il Presidente ed il preparatore atletico di oggi. Ma soprattutto c’è Simone Zucchi, la persona a cui va il merito maggiore della storia che stiamo raccontando. Con ogni probabilità Zucchi è stato uno dei giocatori mirandolesi più forti di sempre. Ha imparato a giocare pallavolo nella Stadium, nei primi anni di vita della società, prima di essere notato negli ambienti modenesi. A Modena è poi cresciuto, fino ad arrivare nel giro della nazionale juniores. Nel corso degli anni 80 ha giocato in serie A1 indossando la maglia della Panini insieme ad Anastasi, Cantagalli e Lucchetta, atleti che, di lì a qualche anno, sarebbero diventati Campioni del Mondo. In maglia gialloblù è stato il secondo di Pupo Dall'Olio, che quest'anno ha ritrovato al suo fianco proprio sulla panchina della Stadium. Dopo una parentesi in A2 prima a Carpi e poi a Mantova, nel 1987, a soli 24 anni, decide di tornare a Mirandola in serie C2. E’ la svolta: dopo le quattro promozioni consecutive sotto la guida di Giorgio Mignani, la Stadium inizia un nuovo ciclo che culminerà dopo 3 stagioni proprio con l’approdo in B2. Per i nostalgici ed i romantici, in quel periodo la maglia numero 4 di capitano non era solo quella di Franco Bertoli della Panini, ma anche quella di Simone Zucchi nella Stadium. Chiusa la carriera agonistica, dopo aver ricoperto in campo un po’ tutti i ruoli, Zucchi si è subito seduto in panchina, dove ancora oggi è il viceallenatore della prima squadra. Forse è per questa straordinaria continuità che quella maglia non è mai stata ritirata, perché per certi aspetti è come se la avesse ancora addosso, tatuata sulla pelle come una parte inscindibile di sé. In lui c’è da sempre uno strato refrattario alle foto, alle interviste e ad ogni altra forma di celebrazione, perché ha sempre preferito che fossero i risultati a parlare al posto suo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
