Giorgio Mariani, il guerriero con l’animo buono in un bel ritratto di famiglia
Una delle figlie del calciatore sassolese scomparso nel 2011 ha scritto la biografia dell’ultimo “angelo maledetto del calcio”
Tanti se lo ricordano come l’ex calciatore viziato, irascibile e litigioso. Ma in realtà quella di Giorgio Mariani era solo una facciata. Dietro il suo atteggiamento burbero c’era un animo buono, generoso e leale. A raccontare chi era il vero Giorgio - scomparso a 65 anni nel 2011 - è una delle quattro figlie, la secondogenita Simonetta, che ha dato alle stampe “Era mio padre. L’ultimo angelo maledetto del calcio” (Incontri editrice, pag. 253, euro 15). Una sorta di diario che ripercorre la vita del più grande calciatore sassolese di sempre attraverso le vicende della sua famiglia. La moglie Lucilla, le quattro figlie Cristina, Simonetta, Mara e Micaela, senza dimenticare il suocero Carnera, figura fondamentale nella vita di Giorgio.
Mariani era un calciatore che divideva. La sua indole non gli permetteva le mezze misure: o bianco o nero. Prendere o lasciare. Da calciatore ha fatto una bella carriera, arrivando ad indossare la maglia dell’Inter di Helenio Herrera come spalla di Boninsegna. Era un’ala che segnava poco, ma infiammava i tifosi con le sue giocate e un look anticonformista. Faccia da indio, capelli lunghi e calzettoni perennemente abbassati. Ma l’intento di Simonetta Mariani è anche quello di raccontare il dietro le quinte delle imprese calcistiche del padre. «La frase “dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” calza a pennello e non è un luogo comune - scrive l’autrice nell’introduzione - poichè mia madre nella sua discrezione, delicatezza e riservatezza ha costruito, con mio padre, una famiglia unita da forti legami, anche se agli occhi di tutti poteva sembrare il contrario».
Sì, perchè la moglie di Mariani - Lucilla Ninzoli, scomparsa qualche anno fa - è la co-protagonista del libro. Tra le righe emergono le sue doti, pazienza, devozione e grande spirito di sacrificio, attraverso le quali è riuscita a moderare il carattere esuberante ed impulsivo del marito. Lucilla, che non a caso in latino significa luce, è stato il vero faro che ha accompagnato la vita di Mariani. Fino alla fine.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, impreziosito da fotografie d’epoca, anche di famiglia, e da testimonianze degli amici più cari di Mariani. Ne viene fuori un ritratto “umano” di Giorgio, che va oltre la sua immagine di duro con l’immancabile sigaretta in bocca. “Mi piacerebbe che un giorno si scrivesse un libro su di me”, confidò qualche anno prima di andarsene. A tramutare in realtà il suo desiderio è stata una delle figlie, Simonetta. Con un racconto vero, sincero, senza filtri.
Toccante l’epilogo, con l’ultima vacanza al mare trascorsa da Mariani, già molto debilitato dalla malattia, con la famiglia al completo, nipoti compresi. Al suo fianco la moglie Lucilla «che era ancora lì - scrive Simonetta - nonostante negli ultimi venti anni sul loro amore fosse piombata una tremenda tempesta. La mente di papà ritornava al suo passato e ripensava ad una vita vissuta a duecento all’ora. Quanti errori aveva commesso, quante scelte sbagliate... Faceva fatica a perdonare se stesso e a fare la pace con il proprio passato. Si era allontanato da Lucilla che, al contrario, gli era rimasta fedele e aveva continuato ad occuparsi della famiglia con amore. Anche le figlie non l’abbandonavano un attimo e lui sentiva di non meritare tutto quell’amore». —
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