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Djuricic: «A Sassuolo sono rinato De Zerbi è stato la mia fortuna»

Andrea Fratti
Djuricic: «A Sassuolo sono rinato De Zerbi è stato la mia fortuna»

Dal no al Milan alle esperienze in mezza Europa fino all’esplosione in neroverde «Se osservo il City di Pep Guardiola vedo tante cose che facciamo anche noi» 

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Gioca sempre titolare, è determinante, ha un rendimento costante e non viene mai sostituito: in questo 2020-2021, la Serie A sta scoprendo la miglior versione di Filip Djuricic e il Sassuolo si tiene ben stretto il suo gioiellino serbo. Che Djuricic avesse del talento lo avevano capito in molti e da parecchio tempo, visto che a 28 anni ha già girato il mondo collezionando esperienze in club prestigiosi, dalla Stella Rossa all’Olympiacos, dall’Heerenveen al Benfica, per poi passare da Southampton e Anderlecht, prima di arrivare in Italia alla Sampdoria. Sarebbe potuto finire anche al Milan, a cui era stato consigliato da Van Basten: “Ma io ho detto no. Ero giovane e il Milan era in crisi: non mi sentivo pronto”.

Giocate di classe cristallina, ma un’incostanza endemica pareva costringere Djuricic nel limbo dei giocatori con grande potenziale inespresso. Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando, come ha raccontato lui stesso alla Gazzetta dello Sport: “Non ho mai avuto molta continuità, mi servivano tempo e fiducia. Se non avessi incontrato De Zerbi, non so cosa sarebbe successo. Ho avuto allenatori che sono stati campioni, come Van Basten, Koeman, Mihajlovic, altri esperti come Advocaat, ma De Zerbi resta il numero uno. Anche il modo di giocare di Giampaolo era perfetto per le mie caratteristiche, ma lui non mi vedeva: peccato, ma capita. De Zerbi mi ha chiamato a Benevento quando stavo attraversando un periodo difficile, ha capito cosa voglio e ha un’idea di calcio che mi fa divertire”.

Se l’allenatore bresciano è uno dei fautori della trasformazione di Djuricic, l’ambiente neroverde ha creato i giusti presupposti: “A Sassuolo mi sento in famiglia, la serenità conta moltissimo: qui funziona tutto, perché c’è una società seria e organizzata, che segue un’idea. Ho giocato anche in club più stressanti, come Benfica e Samp, in ogni situazione ci sono lati positivi e negativi”. Nel sistema di gioco neroverde, Djuricic sta trovando la sua dimensione: “Pressing, giocate tra le linee, scambi brevi e a due tocchi, qui ogni passaggio deve avere una sua logica. Poi possiamo cercare anche altre soluzioni alternative, come il lancio lungo di Ferrari che mi ha fatto fare gol contro la Samp: è un movimento che prepariamo spesso in allenamento. Guardo il City di Guardiola e vedo tante cose che facciamo anche noi”. Ambiente sereno, idee, ma poi serve il talento degli interpreti: “Noi serbi abbiamo genio e sregolatezza, ma oggi sono più sereno; fino a qualche anno fa ero più cattivo, mentre oggi rifletto di più prima di parlare. Ora ho due figli e un altro è in arrivo a dicembre: devo dare il buon esempio!”. Nel Sassuolo dei talenti che fioriscono, pare esserci l’imbarazzo della scelta: “Non ho mai visto saltare l’uomo come fa Boga, ma io ho altre qualità: questo è forse il mio periodo più qualitativo e ho ancora tanto da dare”. —

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