De Zerbi: «La strada è giusta, ma restiamo tranquilli e pensiamo già al Torino»
L’allenatore del Sassuolo: «Sono molto felice per come è arrivato il risultato, anche in svantaggio non abbiamo rinunciato a giocare»
l’intervista
BOLOGNA
Una vittoria in rimonta e ancora quattro gol per il Sassuolo: «Sono molto felice per come è arrivato il risultato – commenta De Zerbi – e sono anche contento di aver preso il terzo gol su una palla comunque giocata da dietro, perché non dobbiamo aver paura di perdere i palloni, ne possiamo perdere uno o due in un campionato, però se c'è la voglia di far gioco, poi alla lunga siamo ripagati. È stata una reazione bellissima, sempre mantenendo il gioco, che ci ha permesso di fare dei grandi gol, come quello di Djuricic o il loro autogol. Davanti avevamo il Bologna, che è una squadra coraggiosa, organizzata, e temevamo questa partita. Dobbiamo puntare a mettere un po' più di fisicità perché nel primo tempo, fino a un certo punto della gara, eravamo sotto meritatamente, perdevamo tutti i duelli, e a calcio si gioca sì col pallone, sì con la voglia di tenerlo, ma nella gara c'è anche il duello. Nel secondo tempo abbiamo giocato in modo corale e messo un sistema di gioco diverso, ma non è quello che ci ha fatto vincere, forse la convinzione di chi è entrato, anche se pure quelli usciti, Bourabia e Traorè, hanno fatto una buona partita».
La classifica è da vertigini: «È frutto del lavoro che ha fatto la società, di solito quando uno lavora alla fine i risultati arrivano, però noi ancora non abbiamo fatto niente, è la pura verità, son passate appena quattro partite e vedendo anche i risultati di sabato, si fa presto a ribaltare i valori in campo, quindi dobbiamo stare tranquilli. Venerdì arriva il Torino e sarà un'altra battaglia durissima, noi dobbiamo giocare, mettendo in risalto le qualità dei giocatori, sapendo che vincere vorrebbe dire arrivare a 13 punti».
Prestazione da applausi di Berardi: «Berardi è un po' che fa queste partite, non sono solo i gol e gli assist, è l'atteggiamento da leader che ha. Se uno lo conosce, non può che volergli bene come ragazzo, il calciatore è un di più, il talento che ha è un qualcosa in più della persona, non è particolare, è diverso dagli altri, sia come giocatore che come ragazzo». —
V.S.
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