Erika Piancastelli su Sports Illustrated. E rilancia la lotta contro il razzismo
La campionessa modenese di softball premiata come 4ª giocatrice della lega Athletes Unlimited Sulle Olimpiadi: «A Tokyo 2021 per vincere una medaglia»
Il quarto posto al mondo e la copertina di Sports Illustrated. Il sogno della medaglia olimpica e il possibile futuro da allenatrice. L’Italia tatuata sulla pelle e l’adesione a Black Lives Matter «perché quando è troppo è troppo».
Erika Piancastelli si conferma una campionessa a tutto tondo. A 24 anni, la modenese di San Diego è una veterana del softball che punta sempre più in alto. L’ultima vetta in ordine di tempo si trova a Rosemont, Illinois. Il Comune dell’area metropolitana di Chicago ha ospitato la lega “Athletes Unlimited”. Tra le 56 atlete senza limiti la modenese d’oltreoceano. Dal 30 agosto al 29 settembre, Piancastelli ha sfidato le migliori interpreti del passatempo nazionale americano. Alla fine dei giochi, la 24enne è stata premiata come quarta giocatrice della lega. Una decisione dettata dai numeri, come da tradizione degli sport americani. Il capitano della Nazionale italiana ne ha totalizzati 1.840 contro i 1.860 della canadese Victoria Hayward, i 2.020 della statunitense Jessica Warren e i 2.408 di Cat Osterman (Usa). La modenese è la più giovane delle quattro: tra lei e la vincitrice tredici anni di differenza e un oro olimpico in meno.
«Aspettare un anno in più per le Olimpiadi è molto utile - garantisce l’azzurra - Il nostro obiettivo è prendere una medaglia. In Giappone daremo il massimo come collettivo e faremo capire che squadra è l’Italia».
Per osservare che atleta sia la ricevitrice (o catcher) basta osservare un’altra statistica. È la classifica dei voti attribuiti sia dalle interpreti in campo sia dai tifosi. Ebbene, nella graduatoria Mvp (migliori giocatori) Piancastelli è al terzo posto alle spalle di Osterman e della statunitense Aleshia Ocasio. «Il campionato per me è stata un’esperienza nuova - analizza l'atleta - e non mi aspettavo andasse tanto bene. Ero a Rosemont per imparare da ragazze più grandi di me, che normalmente guardavo in televisione».
Sul diamante non le sono però tremate le gambe. «Ho trovato un ambiente molto rilassato - sottolinea Piancastelli - e non ho avvertito tanta pressione. Quando ero nel box alla battuta mi sentivo molto tranquilla. È stata un’esperienza divertente, che mi ha aiutato a crescere».
Un’esperienza che l’ha portata in vetta a Sports Illustrated. Il periodo a stelle e strisce ha dedicato il numero di ottobre alle “implacabili”. Sono le donne considerate più potenti, influenti e straordinarie nello sport oggi. Tra giganti del calibro di Serena Williams e Simone Biles la 24enne modenese, unica italiana e una delle due europee. Piancastelli vi rientra con Osterman, Warren e Hayward, capitani delle squadre di Athletes Unlimited. Il merito riconosciuto dalla rivista è «aver tentato di ridefinire l’idea di sport di squadra». Un concetto a cui Piancastelli tiene molto. «È un onore essere il capitano della Nazionale - rimarca l’atleta - e anche è un lavoro. Occorre lavorare sempre per essere mentalmente e fisicamente presente. Mi piace molto il mio ruolo. Lavoriamo bene con le ragazze. Non uso molto la voce, ma faccio vedere in campo cosa vuol dire essere un leader. Anche le ragazze mi seguono».
Un leader che si fa seguire sui social. «State con me in questa lotta per la giustizia. State con me e agite», l’appello lanciato dall’azzurra contro il razzismo. Un impegno all’insegna del Black Lives Matter, il movimento globale che ha incrementato le azioni dopo la morte di George Floyd. L’impegno per la causa l’accomuna a Lewis Hamilton. Con il pilota più vincente della Formula 1 Piancastelli condivide la mentalità vincente.
«Nello sport, il fisico conta il 30% e la mente il 70% - la posizione dell’azzurra - Il nostro è poi uno sport in cui conta più il fallimento che il successo. Mi piace tanto sia il softball sia il baseball perché è molto dura la preparazione mentale per arrivare al prossimo livello. Chi poi non mette da parte i fallimenti non va lontano».
A livello mentale, non le è stato difficile giocare senza pubblico. «Giochi libera e senza pressione - riconosce Piancastelli - anche se manca il tifo, il rumore. Quando fai un’azione buona non c’è il pubblico che esulta. Devi trovare il modo per caricarti nel giorno in cui sei giù». Se potesse, l’atleta si reimmergerebbe subito nella “bolla” costruita intorno alle atlete per evitare i contagi. Guardando al futuro, la strada dell’allenatrice è una possibilità. «Giocherò finché il corpo non dirà basta - prevede la modenese - e poi penso di restare nel mondo del softball, forse allenando». Il primo consiglio da aspirante allenatrice? «Dire sì a tutte le opportunità, anche se vuole dire andare a giocare negli Stati Uniti o in un altro Paese. Crescere con lo sport che ti piace, anche se può far paura».
Uno sport che vive con passione quotidiana da atleta…e da tifosa. «Il baseball in America è il “pastime”, il passatempo - descrive Piancastelli - che tutti seguono e vivono come un evento sociale. È come quando in Italia andiamo a fare un aperitivo o a cena con gli amici. Si sta allo stadio per ore e si vive come un evento». Un evento azzoppato dalla pandemia, ma che l'atleta spera di rivivere da semplice tifosa e soprattutto da assoluta protagonista. —
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