Lazio, dopo tredici anni il ritorno tra le grandi Ecco il Borussia di Haaland
[FIRMA&TESTA]Roberto Condio
[TESTO]Tredici anni dopo, riecco la Lazio in Champions. Ritorno sofferto quanto meritato, peccato che capiti in un momento delicato («Contro la Samp è stata la nostra partita più brutta», riconosce Inzaghi) e che il rivale sia il peggiore. Il Borussia Dortmund, di scena stasera all’Olimpico, è il favorito del girone, più forte dello Zenit testa di serie e chiaramente del Bruges.
Per informazioni, chiedere all’Inter che, un anno fa, venne eliminata dai gialloneri, con il ribaltone da 0-2 a 3-2 subìto nella ripresa sotto la loro mitica curva-muro. Non c’è più Hakimi, volato proprio da Conte, ma in quella squadra non c’era ancora Haaland, cannoniere implacabile. E in estate, oltre al navigato esterno Meunier preso dal Psg, è stata rinforzata la rinomata vocazione «verde» della casa con l’arrivo di Jude Bellingham, classe 2003, un tuttocampista dal cristallino talento geometrico. Il Birmingham che lo ha fatto crescere ha addirittura ritirato la sua maglia numero 22: roba mai vista, e pure molto criticata sui social, per un minorenne.
Vale già 27 milioni ed è destinato a bruciare ogni record di precocità. Proprio quello che hanno fatto (e faranno) gli altri tre super Under del Borussia: Erling Haaland, appunto, e Jadon Sancho sono nati nel 2000; Giovanni Reyna nel 2002. È già capitato che Lucien Favre, allenatore 62enne che potrebbe quasi essere loro nonno, li abbia schierati tutti insieme ed è stato spettacolo assoluto. Di tecnica, di velocità di gambe e idee e di spavalderia. Dalla cintola in su, con i loro colpi il gioco del Borussia può diventare letale. I dribbling e le sgasate di Sancho, le progressioni e il fiuto del gol di Haaland, il genio di Reyna, la personalità e la duttilità dell’ultimo arrivato Bellingham. In quattro fanno 74 anni e «Transfermarkt» li valuta 240 milioni di euro.
Un tesoro, destinato a lievitare, invidiato dall’Europa intera. Tutti curiosamente nati in Inghilterra, anche se il norvegese Erling e lo statunitense Giovanni devono il caso ai padri, calciatori professionisti a Leeds e a Sunderland. Haaland è già più famoso del genitore, con quei 10 gol segnati nelle sue prime otto partite di Champions, sei delle quali a Salisburgo.
Ma è Sancho, il «razzo» decollato dalle strade di South London, che quando vuole sa essere gioia pura per gli occhi. Terribilmente concreto, pure, come testimoniano le 17 reti e i 16 assist nell’ultima Bundesliga. Numeri impressionanti. Come quelli di chi già preme, in lista B: Youssoufa Moukoko, non ancora 16 anni, tre triplette di fila nell’Under 19. Ecco perché a Dortmund nessuno più ricorda il passaggio di Immobile che nel 2014/15 segnò solo 10 reti in 34 partite. Cinque anni dopo, però, è diventato Scarpa d’oro. E stasera proverà a far ricredere chi non vide quasi mai il vero Ciro. [FINETESTO]—
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google