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Vassalli: «Non ci sono focolai, ma si chiude» Manzini: «Si è voluto colpire nel mucchio»

Fabrizio Morandi
Vassalli: «Non ci sono focolai, ma si chiude» Manzini: «Si è voluto colpire nel mucchio»

Ganzerli: «Decreto incomprensibile, la Federazione non si esprime, Governo che ha dimostrato di avere solo un piano A» 

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Quando a febbraio scoppiò la prima ondata Covid, il parere delle società modenesi fu sostanzialmente unanime: era giusto sospendere. Oggi dopo questo secondo lockdown parziale ma non troppo i dubbi sono molti di più. Nel mezzo: protocolli, rassicurazioni, soldi spesi, cali dei tesserati e tanti sacrifici per riuscire a fare qualcosa. Un qualcosa spazzato via in un batter d’occhio dal DPCM firmato domenica pomeriggio dal Governo in carica. La FIP ha sospeso con effetto immediato i campionati regionali di ogni ordine e grado rinviando il tutto al 29 novembre 2020 a differenza di altre Federazioni (la FIPAV ad esempio) che hanno continuato giocando su definizioni decennali di distinzioni capziose fra campionati nazionali e regionali. Il problema della FIP è che a tutt’oggi non ha ancora chiarito se il divieto riguardi i soli campionati o anche gli allenamenti, se si possa riprendere ad allenarsi in forma individuale oppure no, confermando un tempismo al contrario ormai consueto negli ambienti federali cestistici. In attesa quindi delle decisioni che saranno prese, abbiamo tastato gli umori delle società modenesi ed anche di alcuni noti esponenti modenesi che operano al di fuori della nostra provincia.

Alcuni hanno gentilmente declinato l’invito ad esporsi, mentre fra coloro che si sono espressi molto tranchant il giudizio di Oreste Vassalli (Consiglio direttivo Mo.BA Basket Modena): «L'Italia è l'unico caso insieme alla Polonia in Europa, e forse nel mondo, di chiusura totale allo sport di base, questo da la misura di come venga considerato superfluo lo sport nel nostro paese. Si chiudono le palestre nonostante non ci siano evidenti casi di focolai, da noi zero casi di positività fino ad oggi per esempio. Una decisione che comprometterà ancora di più una situazione già molto complicata per l'universo dell'associazionismo sportivo».

Sui dati si sofferma anche Luca “Ciccio” Palmieri (Scuola Basket Samoggia): «Non sono un virologo, ma spero che prima di emanare un decreto del Genere abbiano avuto riscontri di dati, numeri ed evidenze scientifiche che gli ambienti dove facciamo attività siano davvero rischiosi. Nella nostra società dove facciamo attività da inizio giugno non abbiamo avuto casi di positività, non so se è stata fortuna, comunque noi abbiamo sempre rispettato i protocolli della FIP e del Ministero della Salute, investendo nella struttura. Io sono preoccupato per tutti quei ragazzi/e che non potranno venire 2/3 volte in palestra la settimana, rimarranno a casa? Usciranno al parco con gli amici? Saranno controllati? Avranno un ambiente che cerca di accompagnarli in un momento così delicato? E poi se pensiamo al nostro sport avranno ancora le motivazioni per tornare in palestra. Io ci penso e sono preoccupato, chi fa i decreti non so».

Anche Guido Boni coach sassolese ed attualmente in forza alla Pall.Novellara, nonché professore di Educazione Fisica ha preoccupazioni analoghe: «Non sappiamo i dati, non vengono forniti in maniera disaggregata. Sarebbe bello sapere dei focolai di cui si parla, quanti vengano realmente dal mondo delle palestre e del nostro sport. La mia sensazione è che sia le palestre che le scuole siano due ambienti controllati e sicuri e che i casi registrati siano prevalentemente di importazioni e non di focolai interni. Ai ragazzi si toglie una valvola di sfogo. Scientificamente si dice da sempre “mens sana in corpore sano”, un corpo in salute è meno soggetto alle malattie, ma qui togliamo ai ragazzi la possibilità di esserlo».

Anche il giudizio di Pietro Manzini dirigente castelfranchese in forza ad Anzola ed uno dei principali dirigenti della nostra provincia è molto caustico: «Si è voluto colpire nel mucchio prendendo in mezzo tutta una serie di realtà sociali in modo generalizzato. Non mi risulta ad oggi che ci siano focolai in palestra, tante società hanno fatto sforzi economici per potersi mettere a posto facendo tutto il possibile e tutto quanto richiesto. Dopo questi sforzi fino a giovedì si poteva giocare e poi domenica non si può più giocare e nemmeno fare allenamento! La cosa grave di questo Decreto non è lo stop ai campionati che potevano anche essere cancellati, ma il togliere la possibilità ai ragazzini di una valvola di sfogo così grande. Spero che il Ministero abbia un ripensamento e che ci permetta di potere fare gli allenamenti, di modo da portare i ragazzi nuovamente a contatto con la realtà».

Perplesso anche Sergio Smerieri, coach della SPV Vignola (Serie D): «La situazione non è ancora paragonabile a quella della primavera scorsa anche perché sia il personale che le strutture sono più adeguate a fronteggiare sia la malattia sia l'emergenza. Mi pare un decreto un po' severo per certe categorie e/o settori. Non essendo un esperto e un medico non posso dare consigli ma la sensazione è che si poteva arginare la cosa fermando i campionati ma permettendo gli allenamenti. In due parole: contenere ma non paralizzare».

Preoccupato, Giorgio Valenti, dirigente della Nazareno Carpi (Serie D): «Non discuto sulla necessità della tutela della salute ed anche noi siano preoccupati per nostri atleti e tecnici ma Il rimpallo di norme e protocolli tra governo e Federazione ha reso tutto paradossale ed impossibile da gestire e programmare. Si è costruito tutto e si speso su protocolli che ogni giorno cambiano o peggio vengono completamente stravolti e disattesi. È molto difficile pensare si possa iniziare e poi concludere una stagione con queste basi».

Infine molto più arrabbiato Alberto Ganzerli (PT Medolla): «Un Decreto scritto in modo incomprensibile. Una Federazione che non si è ancora espressa. Un Governo che ha dimostrato di avere solo un piano A: chiusure e aperture alternate in attesa del vaccino. Senza un piano B che decidesse prima come prevenire, come proteggere la parte debole della popolazione. A rimetterci sono anche i ragazzi, insieme alle altre categorie di cui tutti sappiamo». —

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