Gazzetta di Modena

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il lutto 

Addio al prof. Emilio Sternieri uno dei padri dell’antidoping

Davide Berti

Dirigeva il centro di tossicologia e farmacologia clinica del Policlinico, era membro della commissione del Coni Domani i funerali

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Non era facile da intervistare. Quando parlava pubblicamente lo faceva con garbo, ma con il piglio di chi sa il fatto suo. L’impressione era quella di avere davanti una persona cui poco importava del pubblico (inteso come tempo speso a far conoscere il proprio lavoro) perchè parlare ai giornalisti toglieva tempo alle sue ricerche. La seconda casa di Emilio Sternieri, che si è spento ieri all’età di 90 anni (domani alle 10.30 da Terracielo per la chiesa di Gesù Redentore), era il suo laboratorio. Per anni ha diretto il centro di tossicologia e farmacologia del Policlinico e il suo impegno di eccellenza, come studioso, lo aveva portato alla commissione antidoping del Coni nei momento più controversi, tra gli anni Novanta e l’inizio del Duemila.

Sono gli anni dell’Epo, l’eritropoietina, e del presunto scandalo delle provette positive occultate a Roma sfociato nell’inchiesta condotta dal pm Guariniello. C’era bisogno di persone serie di cui fidarsi. E lui, che lo sport lo viveva da lontano, aveva come interesse solo le ricerca scientifica. Sternieri era al vertice tra gli studiosi al punto che si arriverà a parlare anche di un possibile impiego del centro dell’università di Modena in appoggio al centro nazionale antidoping di Roma. Non se ne fece nulla, ma il valore di Sternieri era indubbio, al punto che a Modena, era il 1998, arrivò un finanziamento proprio per stanare l’Epo, il farmaco che aumenta l’ossigenazione del sangue alterando le prestazioni degli atleti. Lo scopo era quello di riuscire a distinguere l'eritropoietina esogena (quella del sistema genetico) dall’eritropoietina endogena (quella assunta dagli atleti), per poi riuscire a combattere il fenomeno doping con certezza, almeno per quanto riguarda questa sostanza. Sternieri fece di più: gli venne chiesto, nel 2001, di compilare un rapporto dettagliato su ogni agente dopante esistente sul mercato mondiale. Così, assieme alla sua equipe nella nostra università, iniziò un lavoro capillare, un vero e proprio censimento farmacologico. Doveva essere un vademecum rigoroso, che non avrebbe più dato adito a nessun equivoco. Ma sul più bello, chi aveva commissionato il progetto, non si fece più sentire. Il lavoro, pronto da mesi, ordinato e fascicolato, restò lì, forse troppo scomodo da digerire, dimenticato. Oggi, più che mai, è giusto ricordarlo. —



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