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Il sogno americano di Andrés Zaffino con la Northern Kentucky University

Gabriele Canovi
Il sogno americano di Andrés Zaffino con la Northern Kentucky University

L’ex calciatore del Sassuolo e ora alla Vignolese: «Mi affascina l’idea di giocare a pallone e studiare per il mio futuro»

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L’American Dream (il sogno americano), tematica centrale del XIX secolo, è ancora oggi più che mai attuale, soprattutto tra i giovani, speranzosi e sognatori. Andrés Martin Zaffino, terzino classe 2001 e prodotto del settore giovanile del Sassuolo, ha accettato il corteggiamento della Northern Kentucky University Men’s Soccer e a gennaio si trasferirà negli USA. Il giovane modenese di origini argentine vanta 7 presenze con l’azzurro della Nazionale under 19.

Quanto è difficile compiere una scelta di questo tipo?

«Non è semplice decidere di intraprendere un percorso di questo tipo essendo consapevole di dover cambiare abitudini e stile di vita: l’aspetto più complicato sarà sicuramente la distanza dalla mia famiglia, dagli amici e da tutto l’universo modenese. Un’esperienza di questo tipo implica però anche numerosi vantaggi sia professionali che personali, su tutti l’apprendimento della lingua inglese alla perfezione e la possibilità di potersi confrontare con un contesto nuovo».

Quali motivazioni l’hanno spinta ad accettare la Northern Kentucky University?

«Sono più di una, innanzitutto sono stato molto impressionato dalla struttura del campus e dai servizi che il college può offrire: campi e palestre sono di primissimo livello. Nella mia scelta ha giocato una parte altrettanto importante l’allenatore della squadra. Fin dal primo giorno, coach Stu Riddle ha dimostrato grande preparazione e un forte interesse nei miei confronti».

È stata un’opportunità inaspettata o gli USA erano un suo obiettivo?

«Come la maggior parte dei ragazzi di un settore giovanile professionistico, il Sassuolo nel mio caso, sognavo l’approdo in Serie A. Crescendo, in particolare a partire dalla stagione della Beretti, ho iniziato ad avvicinarmi a nuove opportunità, una di queste è stata l’America. Sono orgoglioso e contento di poter aprire questo nuovo capitolo della mia vita».

Quanto ha influito nella scelta il fatto che potesse continuare anche il suo percorso di studi?

«Si tratta dell’elemento che mi ha spinto maggiormente, la mia famiglia mi ha insegnato l’importanza dello studio e del percorso scolastico. Intraprenderò la facoltà di International Business, percorso, dalla durata di 4 anni».

Il suo legame con l’Argentina, sua terra d’origine, ha facilitato questa scelta?

«Ho ripercorso, in senso opposto, i passi di mio padre quando, da giovane, ha lasciato l’Argentina per l’ Italia. Penso di avere il suo stesso sentimento di intraprendenza nel superare le barriere della distanza e la sua stessa curiosità nel conoscere nuove culture. L’esempio di mio papà è stato per me sia fonte di ispirazione che baluardo di sicurezza».

In che modo ripercorrerebbe la sua carriera calcistica finora?

«I sette anni in un importante vivaio come quello del Sassuolo sono motivo di grande soddisfazione. Ho avuto l’opportunità di poter crescere, sia calcisticamente che umanamente. Il Sassuolo mi ha dato l’occasione di potermi confrontare con tutte le squadre più importanti del panorama europeo come Juve e Real Madrid e di fare esperienze di altissima caratura come il torneo di Zagabria. Ricordo con emozione gli allenamenti e le partitelle con la prima squadra. Dopo l’esperienza con il Sassuolo ho sposato la causa della Cittadella, calcare i campi di Eccellenza è stato utile e formativo, soprattutto a livello fisico. Aspettando la partenza, prevista per gennaio, direzione Kentucky, sto proseguendo l’esperienza in categoria con la Vignolese».

Da dove nasce la sua passione per il calcio?

«Ho iniziato a 5 anni, passione su cui ha inciso parecchio la mia famiglia argentina. Ricordo che, da bambino, ogni volta che li andavo a trovare mi regalavano magliette del Boca Juniors e palloni da calcio. Ho avuto anche la fortuna di conoscere personalmente campioni di fama mondiale come Juan Sebastián Verón” (ex calciatore di Lazio e Inter, ndr)».

Quanto sarà complicato adattarsi alla nuova cultura e a un diverso tipo di calcio?

«I primi mesi saranno indubbiamente difficili, ma sono sicuro riuscirò a tirare fuori il meglio di me. I maggiori obiettivi nel breve periodo saranno quelli di mettermi in gioco, di conquistarmi il posto in squadra e di riuscire a organizzarmi tra studio e calcio. Nella vita adattarsi è di fondamentale importanza, mi impegnerò nella parte sportiva, in quella scolastica e nella sfera delle relazioni interpersonali».

In futuro, sogna di tornare in Italia?

«Ora non riesco a rispondere con certezza, molto dipenderà da come saranno questi anni negli USA. L’obiettivo è quello di mettere le basi per il mio futuro, sia calcistico che professionale. Sogno di rimanere a lungo in America e mi auguro possa essere il contesto adatto per me». —

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