La SuperLega non vuole fermarsi adesso
Giocatori, tecnici e dirigenti votano a larga maggioranza per proseguire l’attività e portare così a termine la stagione
I primi rinvii delle gare di Superlega hanno iniziato a scaldare gli animi di presidenti, allenatori e giocatori. La prevedibile polemica sul prosieguo del campionato è scoppiata e, come sempre, ci sono due fazioni ben delineate con idee diametralmente opposte. Anche se, per ora, il fronte di chi vuole continuare il campionato è in netta maggioranza.
Il primo a rispondere alle parole di Catia Pedrini, che sostanzialmente ha chiesto una pausa di due mesi, è stato Diego Mosna.
«Sono contrario perché due mesi non risolvono il problema e, anzi, paradossalmente lo aggravano, comprimendo un calendario già fittissimo. Abbiamo già visto cosa ci ha fatto il lockdown: ci ha tagliato le gambe. Voglio provare a essere positivo e così credo che dovremo resistere in tutti i modi, sperando che le cose vadano migliorando. Non ci resta molto altro da fare».
D'accordo con Mosna anche Lorenzo Bernardi, il nuovo allenatore di Piacenza.
«Fermare tutto perché non c’è pubblico sarebbe un errore gravissimo. Per quanto riguarda il blocco delle retrocessioni io sono sempre stato contrario, se sei in zona retrocessione lavori per cercare di uscirne».
Convinto e fiducioso anche Osmany Juantorena. «Per fortuna ci siamo e stiamo giocando. Spiace per il pubblico, però questo periodo è cosi e oramai ci siamo abituati. Dobbiamo resistere e speriamo che non chiudano la pallavolo, vogliamo proseguire la stagione». Interessantissima anche l'intervista rilasciata da Luciano De Cecco, che pone un quesito fondamentale.
«Se fermiamo i campionati ora, dove saremo tra un anno? La pallavolo rischia di sparire. In un contesto in cui protocolli e divieti impediscono alle serie minori e alle giovanili di giocare e allenarsi, dire basta anche alle Serie A sarebbe un segnale di resa. Qualcuno forse ci vede come miliardari, o pensa che abbiamo la bacchetta magica di Harry Potter. La pallavolo è il mio lavoro e io voglio lavorare, poi naturalmente mi adeguerò alle decisioni che verranno prese, come faccio sempre. Campionato falsato? E perché? Noi ci alleniamo e giochiamo regolarmente, facciamo due tamponi a settimana, non usciamo di casa e rispettiamo tutte le regole. Si sapeva dall’inizio che la situazione con l’emergenza Covid sarebbe stata questa. Le condizioni erano le stesse per tutti al momento delle iscrizioni ai campionati, e tutti le conoscevano».
Il fronte Pedrini è per ora composto dalle società che lottano per la retrocessione. In primo luogo, Marco Bonitta.
«È un campionato abbastanza falsato, e non per motivi sportivi. È sport questo? È sport, giocare a porte chiuse? Credo proprio che l’aspetto sportivo cominci a venire meno. Se dovessimo continuare a giocare a porte chiuse, tanto vale fermarsi. Fra la prossima settimana e quella successiva è verosimile che cominceranno ad essere rinviate altre partite. Di fronte ad un numero sempre maggiore di gare rinviate, e al rischio di ingolfamento a fine regular season con il coinvolgimento dei playoff, abbiamo proposto di giocare comunque tutte le gare in calendario con gli effettivi a disposizione, implementati magari da giocatori delle giovanili, ma con il contemporaneo blocco delle retrocessioni».
Stefano Santuz, diesse di Padova, cita direttamente l'esempio di Modena Volley: «Se una società come Modena, da quello che leggo è già in difficoltà in questo momento, la cosa è molto seria. E credo non sia l’unica da quello che so. Le strade sono due. O si blocca il campionato per riprenderlo chissà quando e chissà come o si cerca di continuare, senza le regole sui positivi oggi presenti, giocando anche con i giovani per arrivare fino a febbraio-marzo. A quel punto si potrebbe pensare a una formula rivista dei play-off scudetto, magari salvaguardando inizialmente le prime quattro. Le retrocessioni andavano tolte fin dall’inizio, io l’ho sempre sostenuto. Un campionato che, certamente, non può essere considerato regolare. Su questo non ci sono dubbi». —
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