Bergodi: «Ne presi otto, ma l’ho anche battuto»
Due volte mister canarino: lo ha sfidato sul campo
Cristiano Bergodi, per due volte allenatore del Modena e ancora oggi amatissimo sotto la Ghirlandina, ha un passato importante come giocatore. Bandiera della Lazio ha incrociato più volte Maradona sul campo: «Era un giocatore pazzesco, un marziano rispetto agli altri. Riusciva a fare cose pazzesche in poochissimo spazio. Era imprevedibile, geniale e non riuscivi nemmeno a buttarlo giù perchè era rapidisissimo e fisicamente tosto. Avevi paura contro di lui perchè dal nulla poteva inventare qualcosa. Con le regole che ci sono oggi nel calcio, dove gli attaccanti sono molto più tutelati, e anche per le metodologie di allenamento, farebbe trecento gol all’anno e cacciar fuori tre giocatori avversari a partita».
«Quando ho appreso la notizia della sua scomparsa - prosegue Bergodi - ci sono rimasto malissimo ed ho provato la sensazione di aver perso una persona cara. Maradona sul campo era un signore: non si lamentava mai ed era sempre gentile e sorridente».
«A Pescara, ero ormai a fine carriera, - ricorda Bergodi - ne prendemmo 8 dal suo Napoli, ma quando ero alla Lazio lo battemmo 3-0 al Flaminio nell’anno del loro scudetto».
Un aneddoto: «Quando rientrò dalla squalifica nel Siviglia - racconta il tecnico di Bracciano - con la Lazio andammo in Spagna per un’amichevole. Ci venne a salutare tutti, Zoff in testa. Con noi c’era Gascoigne e proprio lui e Gazza segnarono i due gol di quella partita. E stato un poeta maledetto del calcio, ma che capolavori ha scritto». —
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