Fabbrini: «Una persona speciale che ho vissuto sulla mia pelle»
il racconto
Davide Berti
Chi ha conosciuto Andrea Fabbrini, bomber del Modena ai tempi della Longobarda, sa bene che non ha mai parlato a sproposito. Anzi. Ha sempre anche parlato poco, nonostante la sua proverbiale simpatia. Quando aveva di fronte un microfono era perché aveva scelto di dire come la pensava. E quando ha appreso della morte del dottor Marco Grandi non ci ha pensato due volte a tornare in gialloblù, lui che oggi è granata di Torino dalla testa ai piedi: «Marco è stato per me qualcosa di più di una semplice conoscenza. Marco è stata una persona vera e già parlarne al passato mi dà fastidio. Marco è quello che non si dimentica mai di te, è quello che ti sostiene, è quello che ti vuole bene indipendentemente da ciò che fai nella vita, è quello che quando hai un problema ti aiuta: sono tutte cose che io ho vissuto sulla mia pelle e quindi so cosa dico. Marco era speciale». È un Fabbrini emozionato, che torna indietro di quasi vent’anni, ma per certi versi è ieri: «Con Marco c’è stato da subito un rapporto particolare perché ci siamo capiti. Quei legami che durano nel tempo, anche quando non ti vedi per un po’. Ma ti senti, e sai che dall’altra parte c’è sempre lui, pronto a sapere come stai, come va la tribù – chiamava così la mia famiglia visto che siamo arrivati ad essere in cinque – come ti sta andando la vita».
Fabbrini era un pezzo della famiglia Grandi ai tempi di Modena: «Il dottore era un punto di riferimento, come forse lo sono stato io per il figlio Tommaso. Mi sento vicinissimo a tutta la sua famiglia e pensare a quella foto che aveva appena postato su Facebook per il mio compleanno, suo nipote con la mia maglia, il cuore mi batte ancora più forte». Non vuole entrare nei particolari di ricordi intimi, che tiene per sé «come avrebbe voluto lui». Ma una cosa la dice ancora: «Ti ascoltava sempre, quante sere a ridere tra tigelle e battute. E anche negli anni, tutte le volte che si poteva ci si sedeva a tavola. Si parlava di tutto e poi lui ti salutava con una delle sue frasi mai banali, sulla vita, sul rispetto, citazioni... Apparentemente sembrava andasse fuori tema, ma in realtà era il suo modo per dirti quanto fosse importante anche solo una singola parola scambiata con un amico». —
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