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Guidetti: «Riccardo Nobili? Un grande del volley»

Fabio Rossi Andrea Lolli
Guidetti: «Riccardo Nobili? Un grande del volley»

Barbolini: «Insieme abbiamo portato Sassuolo in A2». Anderlini, Villa d’Oro, Castelfranco e altri club lo piangono sui social

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«Riki ti abbraccio forte! So che non te ne fai niente del mio abbraccio ma prendilo lo stesso! Sei una persona straordinaria con un cuore grandissimo e sempre con il sorriso pronto. Siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso momenti incredibili. Ti voglio bene amico mio».

Così Giovanni Guidetti, top trainer mondiale, da Istanbul piange Riccardo Nobili, scomparso martedì a soli 48 anni. «Gli avevo mandato questo messaggio appena saputo che era tornato in ospedale. Riccardo Nobili è uno dei grandi personaggi che ha davvero dato lustro con la sua opera instancabile, la sua passione quotidiana. Io e Ricky siamo cresciuti insieme, dalla palestra di Corlo a quella di Spezzano, al Palazzetto di Modena. Sempre insieme in quegli anni, tra i 20 e 30. Milioni di cene e di gelati, milioni di notte passate a parlare di pallavolo e a ridere come matti. E da quando sono in Turchia non è mai mancato a nessun torneo o finale che poteva facilmente raggiungere per fare il tifo per me, sempre. Una persona che definire straordinaria, buona e sensibile è davvero poco. Sempre col sorriso, sempre di buon umore, sempre di una gentilezza genuina e spontanea, uomo di rara bontà come ormai non se ne vedono quasi più. E un grande della pallavolo a Modena».

Nella sua carriera nel mondo del volley, Riccardo Nobili è stato un punto fermo in ambito provinciale dove era figura conosciutissima. Non c’è categoria in cui non abbia allenato, non c’è società che non l’abbia apprezzato. Tra queste anche la Volley Academy Sassuolo come testimonia Enrico Barbolini, attuale allenatore della squadra di Serie A2: «Nel corso di questi tanti anni abbiamo lavorato a volte insieme, per altri periodi no, ma abbiamo condiviso sempre un percorso. Abbiamo iniziato ad allenare insieme, siamo saliti nelle varie categorie e c’è sempre stata grande stima ed amicizia più che un rapporto da colleghi. Siamo cresciuti confrontandoci, spalleggiandoci, a volte scornandoci e non è un caso che quando ho deciso di intraprendere questa carriera in maniera più seria, dopo l’esperienza alla Liu Jo in Serie A1, la prima persona a cui ho pensato e che mi avrebbe dato un supporto sia tecnico che umano giusto è stato lui. L’ho convinto ad intraprendere l’avventura assieme all’Anderlini prima e poi a Sassuolo, credo che per me sia stato fondamentale e per lui un qualcosa di bello condividere l’anno che dalla B1 ci ha portato in Serie A2. Lui nonostante non abbia poi fatto la mia scelta di dedicarmi a tempo pieno alla pallavolo l’ha sempre vissuta da professionista e non da amatore. Anche di recente ci eravamo “aggiornati” insieme e posso dire che anche se la sua vita non è stata fatta solo di pallavolo ha utilizzato questo ambiente per coltivare relazioni con colleghi, con giocatrici e si è fatto apprezzare tantissimo. Il cordoglio di questi giorni è la dimostrazione che si può fare una cosa al 100% se la passione c’è, se lo spirito è quello giusto anche se il tempo che puoi dedicare non è quello di un professionista».

Riccardo Nobili era la massima espressione dell’amore per la pallavolo, a tutti i livelli, anche quelli giovanili, ricoprendo per cinque anni la carica di Selezionatore per il Comitato Provinciale Fipav di Modena e uno per quello Regionale.

Nato in una famiglia di sportivi (il padre Enzo è stato olimpionico di lotta a Roma 1960, sport in cui si è distinto anche Dario, il fratello), Riccardo è stato folgorato fin da giovanissimo dal volley, finendo per sposare Marzia, ex giocatrice, con cui ha avuto due figli, Giacomo e Christian, a cui stava trasmettendo tra le altre anche la passione per il motociclismo e Valentino Rossi, di cui era tifosissimo.

Alla Modena della “pallavolo più vera”, come amava definirla, cioè “quella dalla B in giù”, Nobili ha dedicato la sua vita sedendosi su mille panchine: Spezzano, Anderlini, Corlo, San Michelese, Fabbrico, Manzolino, Spilamberto, Magreta, Castelfranco, San Cesario e Valsamoggia, regalando i fondamentali a giovanissime atlete, portandole a finali nazionali, esaltandone le caratteristiche in serie D, C e B. Una passione smisurata per numeri e statistiche tanto da essere il primo ogni domenica a leggere le decine di tabellini pubblicate su queste colonne, scusandosi poi se i suoi dirigenti non fossero stati tempestivi a inviare quello della squadra che guidava. Anche questo lo rendeva speciale e un “gigante” della nostra pallavolo, perché a volte non serve arrivare in Serie A1 per avere qualcosa in più degli altri. E lui lo aveva. —

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