Andreoli: «Il momento è difficile, per ripartire serve l’aiuto di tutti»
Il modenese confermato Consigliere Federale per il quadriennio 2021-2024 «Occorre ritrovare lo spirito di un tempo, troppe le società senza un vivaio»
Tra gli uomini che avranno il non facile compito di far ripartire a pieno regime uno sport come le bocce tra i più provati dalle conseguenze del Covid, anche dalle nostre parti, c’è un modenese, anzi solierese per la precisione: il 60enne Maurizio Andreoli, che se tra poco lascerà l’incarico di Commissario Straordinario dell’Emilia Romagna (le elezioni regionali, rinviate domenica scorsa per le limitazioni agli spostamenti, dovrebbero svolgersi il 19 dicembre), è però stato di recente confermato consigliere federale per il quadriennio olimpico 2021-24 risultando tra l’altro il più votato tra i candidati. Questi alcuni stralci di una sua intervista apparsa sul sito uf della Federbocce in cui tocca punti nevralgici, con risvolti anche modenesi, per il futuro di questa disciplina.
«Purtroppo la pandemia in corso ha stravolto tanti equilibri dal punto di vista sociale ed economico ed anche le bocce in questo momento non hanno un futuro ben delineato. Sperando in un veloce ritorno alla normalità, la Federazione ha stabilito la gratuità della affiliazione per il 2021 per tutte le società e una riduzione del 50% della quota di iscrizione ai campionati per quelle che li disputeranno. È un segnale con il quale chiediamo a tutti di non mollare, anche perché l’accordo FIB/CONI voluto dal presidente federale De Sanctis ha fatto sì che anche le gare provinciali e regionali siano state considerate quali attività sportive di interesse nazionale, permettendo così il loro regolare svolgimento».
«Se penso – dice Andreoli – alla Coppa Ghirlandina giunta alla 81ª edizione, alle parate di Budrione all’aperto poi divenute l’attuale Pallino d’Oro, ai tanti campioni, tra cui anche gli iridati Molinari e Mussini, che Modena ha dato a questo sport, alle ben 37 società bocciofile presenti nel 2000 quando divenni presidente provinciale (ora sono una ventina, nds), comprendo come le bocce siano state un vero collante della città come di tanti paesi, legate a luoghi in cui amicizia ed aggregazione prevalevano su tutto il resto».
«Confrontare tutto ciò con la situazione attuale infonde in me tanta tristezza perché riscontro, oltre al diradarsi degli impianti, anche e soprattutto una perdita di quei valori che, a quei tempi, davano certezze alla disciplina. Per invertire la china, e per il bene ed il futuro dei fantastici impianti di cui in particolare realtà come Modena dispongono, bisogna che tutti si mettano a disposizione delle proprie Società, dando un aiuto alle stesse per garantire loro un futuro, portando al bocciodromo gli amici, insegnando ai giovani se necessario. Non si può più pensare di entrare nella propria bocciofila, fare il proprio allenamento e andarsene. Occorre avviare progetti promozionali (tra l’altro sostenuti, anche finanziariamente, dalla Federazione) che portino nuove persone nelle società, siano essi giovani, donne, diversamente abili, seniores di qualsiasi età».
«Ovviamente i giovani - Andreoli è tra l’altro delegato al settore giovanile - hanno un’importanza strategica, anche pensando all´età media sempre crescente dei tesserati (attualmente mi sembra 58 anni). Il dato più preoccupante è il fatto che solamente il 25% delle società italiane (percentuale nel Modenese forse ancora più bassa nds) annoverano tra le loro fila almeno un atleta juniores; se il rimanente 75% non comincia a curare il settore giovanile più intensamente di quanto non accada ora, temo che la chiusura delle società stesse tra alcuni anni sia più che una semplice ipotesi». —
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