Riccò squalificato a vita dal Tribunale antidoping
L’ex corridore formiginese, già inibito fino al 2024 per autoemotrasfusione, subisce una nuova condanna del Tna. Per lui anche un’ammenda di 4mila euro
L’ormai ex ciclista formiginese Riccardo Riccò è stato inibito a vita per doping. Lo ha stabilito la prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping. Il 37enne è stato anche condannato al pagamento di 4mila euro e alle spese del procedimento quantificate in 378 euro.
«Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza della prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping. Le esamineremo e poi decideremo se ricorrere». Sono le parole del legale del “Cobra di Formigine”, Fiorenzo Alessi, dopo la squalifica a vita del ciclista. «Abbiamo chiesto al Tna di essere ascoltati ma non ci hanno dato udienza», aggiunge Alessi intervistato poche ore dopo la sentenza arrivata dal Tribunale antidoping.
In un primo momento la squalifica per il Cobra era stata fissata sino al 2024. Una scadenza che, almeno secondo indiscrezioni emerse negli anni, sembrava permettere al formiginese di tornare nuovamente in sella. Di farlo nonostante l’età avanzata per un corridore. Un’ipotesi, questa, che lo stesso Riccò avrebbe comunque scartato di recente. Di ieri, poi, la “mazzata” definitiva. «In ogni caso, se alla fine di questa vicenda fosse confermata la squalifica a vita, Riccardo sarebbe in un gruppo d’eccellenza con grandi ciclisti come Lance Armstrong vincitore di sette Tour de France e Danilo Di Luca vincitore al Giro d’Italia». Sono sempre le parole dell’avvocato Alessi rilasciate all’agenzia di stampa Adnkronos.
Come ormai noto, e come già raccontato dalla Gazzetta, Riccò ha da tempo cambiato vita. Dopo una lunga parentesi trascorsa in Spagna, Riccardo si è di recente trasferito nel modenese. Lo ha fatto con la moglie Melisse e lo ha fatto percorrendo una nuova strada di vita. Ha infatti aperto una gelateria a Vignola dove lavora tutt’ora. Sono lontani, ormai, i successi al Giro d’Italia (con tanto di secondo posto nel 2008 e tre vittorie di tappa in due anni) e quelli al Tour de France. In Francia, oltre ad aggiudicarsi due successi di tappa della prestigiosa Grande Boucle, il Cobra ha avuto modo anche di indossare la maglia bianca da leader della classifica dei giovani e soprattutto la casacca a pois, simbolo del miglior scalatore in corsa. Una carriera da professionista, durata dal 2006 al 2001, che in quel 2008 sembra in rampa di lancio e che invece si è interrotta bruscamente a causa del doping.
L’ultimo capitolo, probabilmente, quello di ieri. Il capitolo che racconta della squalifica a vita di un ciclista che, per un momento, aveva fatto sognare i tifosi modenesi e quelli di tutto il mondo delle due ruote a pedali. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google