Gazzetta di Modena

Sport

Porte Aperte 

Da San Siro al Saint Denis in trenta tappe

P.V.

3 MINUTI DI LETTURA





Il grande viaggio di Paolo Condò nel libro Porte Aperte si svolge in trenta tappe in cui racconta di eventi sportivi inserendoli, però, nel contesto sociale in cui si sono svolti. È un susseguirsi di immagini ed emozioni colte dall’occhio attento e raccontate da una penna che in poche righe riesce a descrivere tutto. Ogni tappa è corredata dalle fotografie più significative. 237 pagine che si divorano in poche ore e che Paolo Condò riesce a scolpire nella memoria dei lettori.

Il viaggio comincia da San Siro dove assiste al primo derby da inviato tra Milan e Inter. Nella seconda puntata è al San Paolo, patria di Maradona protagonista indiscusso del racconto. Da Napoli all’Olimpico, alle Notti Magiche, all’esplosione di Schillaci e ai cori dei giornalisti nei confronti di Edwige Fenech per distrarre l’attenzione di Luca Cordero di Montezemolo, direttore del comitato organizzatore del Mondiale, da Totò e poterlo intervistare.

Poi Condò spicca il volo per Mosca. Stadio Luzniki dove racconta dell’ammainabandiera del Cremlino e della fine dell’era Vicini. Quarto appuntamento all’Avanhard di Pripyat in Ucraina dove si scontra con i postumi di Chernobyl e uno stadio fetiscente. Al Marakana di Belgrado, teatro della Stella Rossa, vive le tensioni ancora pericolosissime delle guerre balcaniche. Al Kosevo impara che a Sarajevo si può giocare, ma anche morire sotto i colpi di un cecchino. Ed eccoci all’Amsterdam Arena dove Condò è testimone dell’incredibile semifinale degli Europei tra Olanda e Italia, con l’interminabile sorriso di Toldo ai rigori e il leggendario “cucchiaio” di Totti. Al Signal Iduna Park di Dortmund ne vede di tutti i colori anche il gol di Grosso nelle semifinale mondiale con la Germania e l’eroica prestazione di Gattuso. All’Allianz Arena di Monaco di Baviera è impressionato dalla vicinanza degli spettatori al campo assistendo a una grande “partita di uomini” e all’impresa epica di Drogba. Anfield, Wembley e Old Trafford sono i mitici stadi inglesi in cui Condò assapora momenti indimenticabili.

Un salto al Celtic Park di Glasgow, poi la Bombonera di Buenos Aires, lo stadio che pulsa. Al Munumental è seduto accanto a Federico Buffa mentre San Martin Palermo salva mister Maradona. Condò inizia a respirare il dramma dei desaparecidos. Il Centenario di Motevideo in Uruguay è lo stadio della prima finale mondiale del 1930 e dove Maradona rimarrà celebre per l’invito poco elegante a un cronista. All’Estadio National di Santiago in Cile l’incontro con “Gato” vittima delle torture del regime Pinochet e lo storico trionfo di Bielsa. All’Hernando Siles in Bolivia resta senza fiato per l’altura e l’incontro con Fidel Castro. Al Metropolitano in Colombia si sente quasi un protagonista di Narcos, al Minerao di Belo Horizonte in Brasile è testimone del 7-1 subito dalla Germania: catastrofe nazionale. Al Maracanà celebra la Germania, poi si trasferisce al Nissan Stadium in Giappone dove non si dorme mai. Cina, Bird’Nest, Olimpiadi: Liu Xiang si ferma, un miliardo di lacrime. Ellis Park, Sudafrica: Maradona ancora protagonista quando alza al cielo il pargolo della figlia Giannina e Aguero tenuto a battesimo da Messi. La Spagna sarà un’altra delle grandi tappe del libro con il Camp Nou, le gesta di Messi e di un Barcellona leggendario e Ines, la giornalista più bella del mondo. Un altro mito, il Bernabeu (Madrid) al quale Condò sarà sempre affezionato e in cui assisterà allo scontro Guardiola-Mourinho. Al San Mames di Bilbao conosce l’orgoglio baschi. L’Estadio Da Luz di Lisbona e il Saint Denis di Parigi l’arrivo di un viaggio che merita di essere letto dalla prima all’ultima riga. —

P.V.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google