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Ceccarini: «Oggi i giocatori rispettano meno l’arbitro»

Alessandro Bientinesi
Ceccarini: «Oggi i giocatori rispettano meno l’arbitro»

L’ex fischietto livornese parla del caso Insigne e delle tante parolacce che volano in campo 

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il colloquio

Dieci anni con il fischietto in mano ai massimi livelli in Serie A. In mezzo una finale di Supercoppa Europea arbitrata tra Borussia Dortmund e Barcellona, oltre a una finale di Coppa delle Coppe tra Real Saragozza e Arsenal gestita splendidamente al Parco dei Principi di Parigi. La sua carriera, però, resterà per sempre legata a quell’episodio di Juventus-Inter del 26 aprile 1998. Lo scontro tra Ronaldo e Iuliano nell’area di rigore bianconera, penalty non concesso ai nerazzurri in mezzo alle proteste veementi di tutta la squadra. In quell’occasione Piero Ceccarini, che chiuderà un anno più tardi la sua carriera iniziata con il corso di arbitro negli anni 70, non estrasse alcun cartellino rosso. Questo nonostante proteste e anche spintoni da parte di molti giocatori interisti. Ceccarini estrasse un solo cartellino rosso, ma solo qualche minuto più tardi a Ze Elias per una gomitata.

Vent’anni dopo quel caso discusso Ceccarini tornò a parlare dell’episodio. Ammise l’errore, ma solo per dire che avrebbe concesso punizione per la Juve per fallo di sfondamento di Ronaldo. A distanza di due anni da quell’intervista il fischietto livornese torna a dire la sua e lo fa non su quel caso, ormai chiuso dal suo punto di vista. Ma per analizzare l’espulsione di Insigne del Napoli contro l’Inter, reo di aver mandato a quel paese l’arbitro Massa. Ma difeso da Gattuso che ha sostenuto come in Inghilterra le frasi rivolte ai direttori di gara vengano maggiormente tollerate.

«Il regolamento di oggi è lo stesso di quando arbitravo io sulle offese: i calciatori dovrebbero saperlo che le offese non sono tollerate – spiega Ceccarini – Tutto ciò che va al di là del lecito, rappresenta una sanzione da espulsione. Non ci può essere il far finta di non sentire. Non si può tramutare in qualcosa di diverso». Perché, allora, oggi molti più giocatori vengono espulsi per episodi di questo tipo, in particolare proteste verso i direttori di gara? «Se il regolamento non è sostanzialmente cambiato nel tempo, se non sulle bestemmie, posso dire che sono cambiati molto i calciatori – spiega l’ex fischietto livornese – Quando ho iniziato e per buona parte della mia carriera ho sempre notato un maggiore rispetto per la figura dell’arbitro, in generale per l’autorità. Questa negli ultimi anni è venuta sempre meno. Il rispetto è andato sgretolandosi, generando un rapporto diverso tra arbitri e calciatori». La responsabilità per Ceccarini è da cercare molto in ciò che la televisione propone. E ancora di più dai social dove si usa con più facilità un linguaggio scurrile. L’ex arbitro torna anche sul caso Insigne. «Nel caso specifico avrei espulso anche io il giocatore del Napoli, una decisione inevitabile – conclude Ceccarini – Se ricordo un episodio in particolare della mia carriera in cui penso di aver sbagliato? In Serie B, ero a Reggio Calabria. Un giocatore fece un applauso plateale nella mia direzione perché non era d’accordo con la decisione che avevo preso. Estrassi il cartellino rosso. A distanza di un po’ di tempo credo che avrei dovuto usare più buon senso, anche se a norma regolamentare la decisione non fosse sbagliata». —



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