Manfredi: «Gli errori non vanno taciuti Voglio il dialogo vero»
Il delegato di Reggio: «A Braiati abbiamo espresso i dubbi Se vinco Rossi sarà il mio vice. Spero in elezioni a distanza»
Alessandro Ferri
Per la prima volta dopo tanti anni alle elezioni del Comitato regionale Emilia-Romagna ci sarà una campagna elettorale dura e pura, con tre candidati presidenti. Oltre a Paolo Braiati, in carica da due mandati con il quale approfondiremo la questione nei prossimi giorni, abbiamo due sfidanti nella corsa alla presidenza. Conosciamoli meglio.
Emore Manfredi, delegato di Reggio Emilia ancora in carica, si presenta con due parole: «Serenità e dialogo sono le nostre parole chiave. La riforma Spadafora, la formazione dei dirigenti e una maggiore chiarezza sul tema dei rimborsi sportivi sono i punti che ci stanno più a cuore. C'è tanto da fare, ma bisogna essere più realisti del re».
Come nasce la sua candidatura?
«Martedì, alla riunione dei delegati con Paolo Braiati ho presentato le mie perplessità e ho deciso di correre da solo. Ci sarebbero state tante occasioni per ricucire uno strappo che nei mesi si è via via allargato. Purtroppo da febbraio in poi sono stati commessi errori, è umano. Meno comprensibile per me è stato il voler minimizzare ogni screzio con le società, e ce ne sono stati molti purtroppo. Quando manca il dialogo tra centro e territorio, diventa difficile continuare a collaborare».
E l’approccio con Nicola Rossi del CTC20 quando è avvenuto?
«Ci tengo a precisare che con Paolo Braiati non ho nessun problema a livello umano, ma solo altre visioni di programma. Detto ciò dopo aver messo in moto la mia candidatura ho avuto un incontro esplorativo con una persona molto intelligente. Non si governa per due mandati un comune di quasi 20mila abitanti per caso, le nostre visioni si compenetrano bene e ci siamo accordati in fretta».
Il ruolo del vice presidente sarà importante quindi?
«Lo è sempre, Nicola potrà dare una grossa mano se verremo eletti. Ha grande esperienza politica, e una enorme passione sportiva. Nella nostra visione di Comitato ci sarà la valorizzazione di tutte quelle figure che lavorano fattivamente durante i vari mesi. Bisogna premiare quei rappresentanti e delegati territoriali che tengono i rapporti accesi e costituiscono il riferimento per le varie società».
Le elezioni in presenza sono difficili da comprendere: lei cosa ne pensa?
«Siamo nell’era tecnologica, i conteggi sono stati fatti sul numero di società presenti alle passate elezioni. La situazione è profondamente mutata, si dovrà agire diversamente. Vedo elezioni con la presenza dei soli candidati presidenti, le società possono votare da casa con gli strumenti a disposizione».
Partire per ultimi è difficile? Come procede la raccolta firme per presentare la candidatura?
«Abbiamo fiducia, contiamo di superare lo sbarramento dei 120 timbri. L’entusiasmo non manca, personalmente sono sempre al telefono, e la cosa importante è che mi sto divertendo parecchio».
Se non dovesse andare bene?
«Nessun problema, il voto sarà incontrovertibile. Non sono qui per il rimborso spese o per altro, voglio solo migliorare un trend che ultimamente è fortemente peggiorato». —
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