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«È una disciplina che ti dà una marcia in più nella scuola e nella vita»

G.F.
«È una disciplina che ti dà una marcia in più nella scuola e nella vita»

Francesco Ferraguti è l’istruttore che segue gli allenamenti al Club 64 «Ci sono meno anziani, ma stiamo puntando molto sui giovani»

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intervista

«Gli scacchi ti danno una marcia in più nella scuola e nella vita».

Parola d’istruttore. Francesco Ferraguti segue gli allenamenti per il Club 64. In presenza e soprattutto a distanza. «La scacchiera tridimensionale ormai non c’è più - osserva Ferraguti - I ragazzini si allenano spesso con il computer. Sono i più grandi a soffrire per il divario digitale.

Passando dai tornei dal vivo a quelli online abbiamo avuto un calo di partecipazione notevole, in particolare sulla fascia più anziana. Abbiamo però spinto molto sui giovani».

Giovani chiamati ad allenamenti quotidiani di almeno un’ora per tutti i giorni della settimana. «I grandi campioni si allenano anche 6-8 ore al giorno», prosegue l’istruttore. Allenamenti in cui i più giovani si stanno adattando al formato digitale della palestra a 64 caselle. «Giocare in presenza su una scacchiera tridimensionale è tutta un’altra esperienza - contrattacca Adriano Verrelli, presidente del Club 64 - C’è la relazione con l’avversario. Si notano le sue caratteristiche psicologiche». Si migliora con la pratica, soprattutto se abbinata a dedizione e pazienza. «Oggi i giovani sono molto deboli psicologicamente - assicura Verrelli - Si chiedono: “Posso farlo?”. Hanno paura. Consigliamo loro di pensare due o tre volte prima di giocare». Frenesia e vittoria sono spesso agli antipodi. «Giocare a scacchi vuol dire calcolare - esamina il presidente - e aspettare prima di rispondere. La classica risposta che diamo ai ragazzi è: “Conta fino a dieci prima di fare una mossa”.

Insegniamo ai ragazzini a pensare e aspettare. Non farsi prendere dalle emozioni». Così anche il timore di un’eventuale sconfitta evapora e la partita diventa più leggera. Torna a essere un gioco. «Insegnamo a tenere presente che quando si riceve uno scacco si può andare avanti - la filosofia rilanciata da Verrelli - Quando non si sa cosa fare non si può abbandonare.

C’è sempre una possibilità, così come nella vita. Non va abbassata la guardia perché si pensa che ormai l’avversario sta vincendo. Non è così. Ai ragazzini gli scacchi servono a dare la sicurezza psicologica di cui hanno bisogno».

Esiste però lo scacco matto. È la fine della partita classica, quando il re è morto. A volte lo si dichiara, a volte lo si subisce. «Perdere una partita non significa essere scarsi - la lezione del presidente - Bisogna studiare e vedere come giocare meglio la prossima partita. L’avversario va rispettato e mai deriso. Chi vince può mostrare all’altro l’errore commesso». —

G.F.

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