Ganna, una luce nel grigio La stagione secondo Cassani
Il ct azzurro, che compie oggi 60 anni, fa il punto su un anno segnato dal Covid «Bene la Nazionale, male gli italiani nelle corse a tappe, Nibali non è finito»
ROMA. Da gregario di lusso a regista della Nazionale sino a commissario tecnico della Nazionale, plenipotenziario, dell'Italciclismo. Davide Cassani, che nel frattempo si è costruito una solida reputazione di commentatore televisivo, compie oggi 60 anni.
Una vita nel gruppo, prima come professionista dal 1982 al 1996, vincendo due tappe al Giro d'Italia, poi come coach azzurro dal gennaio 2014, al posto di Paolo Bettini. Ne ha viste dunque tante, Cassani, ma mai si immaginava che avrebbe dovuto fare i conti con la pandemia di Covid-19 che ha rivoluzionato il modo di vivere e fare lo sport.
«Ma alla fine, nonostante ciò che è successo, il ciclismo nella stagione appena archiviata si à difeso alla grande», sottolinea Cassani. E il perché è presto spiegato: «Le corse più importanti sono state disputate e, alla fine, protocolli e bolle hanno tenuto. Siamo riusciti a correre anche con una certa sicurezza, gli organizzatori sono stati complessivamente bravi».
Calendario compresso, Grandi Giri posticipati, classiche disputate con ben altro clima: un 2020 complicato e, conti alla mano, non così entusiasmante per i colori azzurri. «Secondo me, si va da un Ganna che merita un voto altissimo, un bel nove, ad altri che meritano un po’ di meno. La Nazionale, però, ha fatto bene: abbiamo disputato quattro gare e vinte due, la crono mondiale con Ganna e l'Europeo in linea con Nizzolo. Il bilancio è dunque positivo grazie a questi due corridori che sono definitivamente esplosi. Siamo invece mancati nelle corse a tappe».
Tour, Giro e Vuelta non hanno infatti visto azzurri combattere per un posto sul podio. Un dato che pone l'accento sulle difficoltà del ricambio generazionale. «È vero, stiamo faticando un po’ - ammette Cassani - ma ci sono giovani che stanno crescendo. Ciccone, ad esempio, è stato sfortunato perché si è beccato anche il coronavirus. Ma dietro di lui ci sono altri ragazzi che in prospettiva possono fare bene».
L'Italbici sembra però ancora dipendere da un campione come Nibali, apparso ultimamente in fase calante: «Io spero che Vincenzo possa essere della partita ancora per un anno o due. La verità è che abbiamo perso una generazione di corridori, in Italia non esiste più alcuna corsa a tappe per dilettanti. E poi, non abbiamo una squadra del World Tour: bisognerebbe trovare dei milioni, non è facile».
Problematiche da affrontare anche in vista di un 2021 ricco di appuntamenti da circoletto rosso: «Abbiamo le Olimpiadi di Tokyo, dove punteremo alla crono con Ganna. E poi c'è la pista: le nostre squadre, maschili e femminili, stanno lavorando bene da diversi anni e ottenendo risultati eccellenti». Nonostante tutto, il futuro per il ciclismo azzurro può essere ancora roseo.
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