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Perna: «Sognavo di finire nel mio Modena, ora dovrò sfidarlo: non è primo per caso»

Marco Costanzini
Perna: «Sognavo di finire nel mio Modena, ora dovrò sfidarlo: non è primo per caso»

L’ex capitano canarino, ora leader del Legnago: «I gialli subiscono poco e hanno la struttura per andare lontano»

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Marco Costanzini

Soltanto pochi mesi fa sognava di chiudere la carriera con la maglia del Modena, invece domenica prossima si ritroverà a sfidare da avversario quei colori ai quali più di tutti è stato fedele. Armando Perna, secondo calciatore nella storia del club gialloblù con 345 presenze, è pronto ad affrontare per la terza volta da ex la squadra che in dieci anni è entrata nella sua vita e nel suo cuore, dopo averlo già fatto con Padova e Maceratese. Lo farà da capitano della matricola Legnago, assieme all’altro ex Davide Luppi, con la consapevolezza che non potrà essere una gara qualsiasi. A maggior ragione adesso.

Perna, sarà così?

«Non potrebbe essere altrimenti. Modena è la mia casa, una città speciale in cui sono cresciuto e dove mi sono fermato a vivere. In gialloblù sono diventato uomo, soprattutto in campo, e ho conosciuto tante belle persone. Strano pensare di essere rivale del Modena a quasi 40 anni, mi sarei forse immaginato in curva Montagnani a tifare con gli amici, invece la voglia di giocare era ancora troppo forte per smettere».

Ripensando alla scorsa estate, c’è rammarico?

«Il dispiacere resta principalmente per come si è chiusa la stagione, in maniera del tutto inaspettata: prima l’infortunio, il più grave della mia carriera, poi la pandemia. Ho sempre detto che non me la sentivo di lasciare il calcio così, non poteva essere un infortunio a farmi smettere di giocare. Il dispiacere per non aver potuto chiudere la carriera a Modena c’è stato, ma il calcio va avanti e alla mia età bisogna accettarlo».

Ora è capitano del Legnago. Che squadra troverà di fronte a sé il Modena?

«Una squadra giovane, al suo primo anno in C, che sa di dovere lottare ogni domenica per salvarsi. Mister Bagatti, che conoscevo dai tempi della Correggese e che mi ha coinvolto in questo progetto, ci fa lavorare bene, con concetti precisi: sappiamo che la strada da seguire è l’intensità, dunque ritmo e pressing alto, cercando di mantenerla fino al 90’. Abbiamo perso molti punti nei finali di gara».

Come valuta, sin qui, la vostra stagione?

«Molto buona, seppur si possa sempre migliorare, considerando che nel momento in cui avevamo trovato equilibrio e risultati ci siamo scontrati con il Covid: nel momento clou ci siamo ritrovati con la rosa ridotta ai minimi termini, senza partite e senza allenamenti al completo per un paio di settimane. Le ultime gare del 2020 ci hanno permesso di ricompattarci a livello di campo e di condizione, riprendendo il nostro percorso».

Si è anche trasformato in un fratello maggiore con i suoi compagni in isolamento.

«Penso di non aver fatto nulla di particolare, perché in tanti si sarebbero comportati allo stesso modo. Ho molti compagni giovani, che non hanno famiglia, e quindi ho portato loro la spesa e in generale mi sono messo a disposizione. Chi mi conosce, sa che sono fatto così».

Il Modena?

«L’ho visto spesso e non è primo per caso. Ha dimostrato il suo valore di squadra, dando continuità al lavoro già impostato da Mignani. Quando subisci pochi gol facilmente ti ritrovi in testa: il Modena è compatto, lavora di squadra e quando riparte fa male».

Le altre big che ha già affrontato, invece?

«Ciascuna delle favorite ha caratteristiche importanti: il Sudtirol è forte, preparato, organizzato e ben strutturato fisicamente. Il Perugia è concreto ai massimi livelli: dietro ha gente di categoria superiore e davanti un attaccante come Melchiorri, che in C fa la differenza. Il Padova è super attrezzato, forse la più forte per qualità e ampiezza della rosa». —

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