Fantini, l’uomo sull’albero «Stavolta possiamo vincere Gare velocissime e belle»
SANDRO LULLI
Riecco Luna Rossa, la barca più amata dagli italiani, quella delle notti magiche e dei match race infuocati con gli americani di Paul Cayard. E riecco l’ossessione di Patrizio Bertelli che da vent’anni esatti (iniziò a provarci nel 2000 con De Angelis al timone) vuole portare a casa l’America’s Cup. Questo, per lo storico armatore aretino che ha lanciato il marchio Prada assieme alla moglie Miuccia, è il sesto attacco alla “Vecchia Brocca”, che passa di mano in mano dal 1851. «Io credo che questa volta il sogno di Patrizio Bertelli possa avverarsi…”. A parlare così è Alberto Fantini, 61 anni, il prodiere-scoiattolo che fece parlare tutto il mondo per come si arrampicava a 30 metri d’altezza, uno dei velisti italiani più longevi e medagliati, con due partecipazioni alla Coppa America, con Azzurra nel 1985, col Moro di Venezia nel 1992. Ma anche con una carriera alle spalle fatta di 16 titoli iridati. Ultima gara recentissima come prodiere su uno Swan 50, “Cuordileone” di Ferragamo.
Alberto, ti sento ottimista. Quali sono i lati positivi che vedi in Luna Rossa?
«Patrizio Bertelli ha lavorato duro negli ultimi tre anni. Questo è un team collaudato, composto da uomini esperti e preparati. La cifra ingegneristica è alta, al pari, se non più alta, di quella degli avversari».
A bordo di Luna Rossa chi conosci?
«Un po’ tutti. Però sono molto amico di Max Sirena e Francesco Bruni, uno dei due timonieri. L’altro è James Spithill, un altro campione che ho visto crescere. Inoltre a bordo c’è anche Celon junior, il figlio di uno dei miei grandi amici».
Hai già avuto modo di vedere all’opera Luna Rossa?
«Certamente. Ho visto molte registrazioni delle sue prove e gare: plana che è un piacere, la barca è veloce ed equilibrata; a bordo intravedo un mix di forza, velocità e precisione. Ritengo che i neozelandesi siano ancora leggermente più veloci, ma credo che la differenza sia minima, per cui se andremo in finale, e non ho dubbi, ce la giocheremo alla grande, anche perché nel frattempo la differenza verrà fatta dalle ultime sperimentazioni delle ali, ognuno lavorerà per rendere i foil, più performanti e saranno questa a fare la differenza».
Solitamente quelli della tua generazione guardano all’attuale Coppa America con fastidio: questa vela ipertecnologica non piace. Anzi non viene ritenuta neppure tale, messa quasi alla stregua della F.1 automobilistica.
«Io non faccio parte di coloro che criticano. Il progresso avanza, anche la vela cambia, bisogna prenderne atto. Io pagherei per poter essere a bordo di Luna Rossa anche se…».
Anche se… Alludi all’età?
«No, non mi ritengo vecchio. Solo che in queste barche non esiste più il mio ruolo di prodiere. Così come non ci sono più randisti, tailer, drizzisti. A bordo altri ruoli, altre specializzazioni. Tuttavia a me questa vela di Coppa America piace e appassiona nonostante venga da un’altra scuola e gareggi ancora con i monoscafi».
Nella Prada World Series, la competizione degli sfidanti (ndr,partita ieri notte), ce la vediamo con americani e inglesi. Come li vedi?
«Siamo sicuramente superiori al team inglese di Ineos. Con gli Usa di America Magic ci sarà più equilibrio, ma credo che Luna Rossa potenzialmente sia più forte e come ho detto abbia la possibilità di giocarsi il tutto per tutto nella finale con New Zealand».
Insomma al sesto tentativo Patrizio Bertelli potrebbe farcela?
«Se la gioca da pari a pari, con tante possibilità, più di quante non ne abbia avute nelle precedenti edizioni. Quindi me lo auguro davvero per lui, per Luna Rossa e tutta la vela italiana. E mi piacerebbe che la prossima edizione della Coppa America potesse svolgersi in Italia». —
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