Europei, l’idea dell’Uefa No al torneo “itinerante” e sede unica: in Russia?
ZURIGO. Rinviato dall'estate 2020 alla prossima (11 giugno-11 luglio) per sfuggire al Covid-19, l'Europeo di calcio potrebbe non essere più itinerante, ovvero diputato in 12 città di altrettanti Paesi, ma trovare ospitalità in una sede unica, seguendo un protocollo sanitario appositamente concordato. La possibilità - ne ha parlato Karl-Heinz Rummenigge dopo aver condiviso le preoccupazioni del presidente della Uefa Aleksander Ceferin - sarebbe allo studio della Federcalcio europea, almeno da quando la pendemia ha ripreso a circolare con forza sul Vecchio Continente. E' infatti difficile immaginare 24 nazionali in viaggio da una città all'altra, dovendo al contempo mantenersi protette in una bolla sterile.
L'ipotesi al momento più accreditata sarebbe quella di organizzare l'intero Europeo in Russia, seguendo il modello adottato per disputare la fase finale dell'ultima Champions League in Portogallo. Del resto il format itinerante, fortemente voluto da Michel Platini quando puntava alla presidenza della Fifa, non ha mai entusiasmato l'attuale n.1 della Uefa: «Dal punto di vista simbolico è molto bello, ma per chi lo deve organizzare lo è assai meno - aveva ammesso Ceferin lo scorso ottobre - Crea molti problemi, a prescindere dalla pandemia. E' stata un'idea brillante, ma non è un modello per il futuro». Perché la bilancia penderebbe verso la Russia? In primo luogo perché ha gli impianti e le infrastrutture pronte, avendo ospitato il Mondiale 2018. E già all'inizio della crisi sanitaria aveva offerto il suo aiuto per far sì che Euro 2020 si svolgesse sul proprio suolo nelle date previste (dal 12 giugno al 12 luglio). Grazie a Sputnik V è stata poi una delle prime nazioni ad iniziare una campagna vaccinale di massa. —
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