Juventus, finalmente è arrivata la “Cuadratura” del cerchio
Il colombiano, dopo il Covid, raggiunge gli altri a Reggio Emilia e cambia la squadra che si aggiudica la Supercoppa. Regista atipico, decentrato e unico
La Cuadratura del cerchio. Proprio così. In uno sport di squadra, suona improprio legare i destini di una squadra a un solo uomo. Lo si fa con CR7, ma lui non deflette mai dalla sua missione: fare gol, sempre e comunque. L’elemento che sposta davvero, in questa squadra ancora ibrida, incompleta, inespressa, porta le treccine e veste il sorriso di Juan Cuadrado. E’ lui ad aver trasformato la Juve, o almeno averla riportata dov’era prima della tempesta di San Siro. Il colombiano, nel sistema di Pirlo, non è soltanto un esterno a tutta fascia. E’ l’uomo che regala equilibrio a un centrocampo senza sale, dove abbondano i garretti ma manca l’interruttore che accende la luce, che detta i tempi, che ribalta l’azione, che mette paprika i una minestrina fatta di possesso palla orizzontale. Cuadrado è un regista atipicissimo, laterale, confinato vicino alla riga di gesso del fallo laterale. Ma ha velocità, occhio, senso del ritmo. Ribalta l’azione con il dribbling, dialoga con le punte o guadagna il fondo per il cross,. e si sa quanto sia importante recapitare palle alte e tese con colpitori di vaglia come Ronaldo o Morata. La sua presenza attrae gli esterni avversari e regala spazi in più alla costruzione di Arthur e Bentancur. E poi, vuoi mettere un giocatore che, dopo il tampone negativo, si mette in macchina, arriva a Reggio Emilia e ti cambia una squadra. Unico. —
Una punta e incursori
Se vogliamo dirla alla Catalano, la Supercoppa è sempre meglio vincerla che non vincerla, e su questo siamo tutti d’accordo. Almeno credo. Il tema vero, invece, era e resta sempre lo stesso: a che punto siamo con la Juventus di Pirlo? Nelle ultime ore ho letto e ascoltato cose che voi umani... Ma come non credevo prima che, dopo la brutale sconfitta con l’Inter, la Juve fosse il Borgorosso e l’allenatore un Canà qualsiasi, oggi non penso che questa squadra abbia risolto tutti i suoi problemi. Non è andata a Lourdes la Juventus, semplicemente ha battuto il Napoli. Stop.
E da qui voglio cominciare, dalle cose positive viste l’altra sera. Pirlo ha capito che il suo “calcio liquido” deve avere basi più solide. Ripartire dalla ricerca dell’equilibrio, se non proprio dall’italico “primo non prenderle”, è un notevole passo avanti dopo le fragilità viste contro l’Inter e non solo. Ricordate la fascia sinistra affidata all’impalpabile Ramsey e al giovane Frabotta? Bene. In Supercoppa niente di tutto questo, Pirlo ha giocato addirittura con una sola punta (Ronaldo) togliendo Morata per un centrocampista in più, affidando la fase offensiva a giocatori come Kulusevski e Chiesa che sanno attaccare, ma anche difendere. Morale? Il Napoli non ha trovato spazi e la Juve ha scoperto nuove-vecchie certezze. S’è rivisto perfino il marchio di fabbrica: non mollare mai e provare a vincere sempre.
In certe partite di questa strana stagione, erano nati dubbi perfino sul carattere del gruppo, soprattutto dopo la sconfitta con la Fiorentina, ma la fame e la voglia ci sono ancora.
Dunque, la Juve è rinata? Può puntare decimo scudetto? Su questo sarei molto più cauto.
La Supercoppa, in fondo, l’ha vinta ancora una volta un guizzo di Ronaldo e non viene certo da una grande prestazione di squadra. E qui siamo al dunque. La sensazione che il cantiere sia ancora aperto è sempre forte e resta intatta. La squadra ha limiti e problemi che si porta dietro da un mercato e da una programmazione imperfetti.
Il pensiero oscilla sempre tra l’idea della fine di uno straordinario ciclo e l’inizio di una ricostruzione complessa.
Le scelte discutibili restano. Pirlo potrà anche diventare un genio, ma adesso è solo un allenatore con poca esperienza al quale è stato affidato un compito forse più grande di lui. Per di più con giocatori che faticano a essere da Juve, tipo Arthur o Ramsey, ma non solo loro. Agnelli ripete che “per la Juventus gli anni di transizione non esistono”, ma questo gli assomiglia molto.
Vincere una straordinaria partita al Camp Nou e pareggiare con Crotone e Benevento sono «up and down» tipici di una stagione di passaggio.
Il laboratorio Pirlo non ha ancora trovato la formula giusta, un assetto tattico che funzioni sempre, la personalità definita.
Come gioca la Juventus? E chi lo sa… Come giocano Inter, Milan, ma anche l’Atalanta, invece lo sappiamo benissimo: hanno solidità e certezze più alte.
Qualcuno si allarga e dice anche che la Juve pirlesca faticherà a rimanere nelle prime quattro.
Su questo ho forti dubbi, perché se è vero che i difetti e le difficoltà restano evidenti, avere in squadra campioni come Cristiano Ronaldo o giocatori con la storia, il carattere e l’esperienza di Chiellini (è tornato!), poter contare su un Cuadrado che come Lazzaro scende dal letto del Covid e si trasforma nel migliore in campo… alla lunga tutto ciò che resta del mondo Juve, potrebbe portare a qualche inatteso colpo di coda. —
Enzo Bucchioni
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