La Leo Shoes parte bene, poi si spegne
Passo indietro dei gialloblù costretti alla resa da Perugia La rincorsa al quinto posto diventa ormai impossibile
Fabio Rossi
C’è chi scommette che venga da Marte, chi da un altro pianeta, ma poco cambia in quale galassia lontana sia nato, perché alla fine la differenza è e la fa sempre lui: Wilfredo Leon. Anche quando, come nel match del PalaPanini, per una volta, quasi come una star capricciosa, entra in scena a “lavori in corso”, concedendosi un inizio non all’altezza della sua fama. 4 errori in attacco, qualche sofferenza di troppo nel primo set per il “Fenomeno”, ben sfruttati da Modena che ringrazia e chiude 25-23. L’unico momento di vera gloria per una Leo Shoes che non riesce poi a cambiare marcia quando invece dovrebbe. Sì, perché Leon ti può concedere qualcosa. ma quando conta non puoi pretendere che non chiuda il match da “mvp”: così infatti è, e, set dopo set, il numero 9 di Perugia colleziona numeri degni di lui, con uno score personale che alla fine dice 27 punti realizzati, 10 break point messi a terra, saldo vinte/perse +13, con 23 attacchi vincenti su 38, 64%, e 3 muri. E buon per Modena che Wilfredo avesse le polveri bagnate in battuta: 1 solo ace contro 6 errori. Perugia vince perché ha il ragazzo di Cuba dallo sguardo gentile diventato polacco nella vita, ma anche perché mantiene la calma quando si ritrova sotto gestendo bene una giornata, va detto, per lei non stellare: 32 gli errori gratuiti commessi, più di quelli di Modena, 28. Heynen completa un sestetto ancora orfano di Atanasijevic, in panchina, con Ter Horst, che lo ripaga con un match dignitoso e trova in Solè un punto di forza insieme a Colaci. Travica cresce dopo il primo set e allora per Modena diventa tutto più difficile. Anche rimanere realmente in partita. La Leo Shoes per la prima volta nell’ultimo mese appare meno convinta delle proprie possibilità e denota qualche problemuccio evidente: Giani prova ad accontentare la critica ed interviene al minimo segnale di cedimento dei suoi posti 4, inizia con Lavia e Petric titolari, poi inserisce Karlitzek e anche Rinaldi. Proprio il ragazzino è quello che merita i complimenti per come interpreta la chance che gli viene concessa (3 su 4 in attacco, 2 ace) dimostrando di starci eccome in campo, quando su palla alta la situazione precipita. Alti e bassi invece per gli altri con Petric, più bassi che alti, al 27%, Lavia che numericamente fa meglio, 40%, ma che subisce 3 ace e non lascia mai la sua impronta sul match. In queste condizioni difficile fare partita pari con una Sir Safety che, anche se non scintillante, è comunque la capolista della SuperLega e non per caso. A far pendere poi definitivamente verso il rosso gli indici della borsa in casa gialloblù è un dato a dir poco preoccupante se non addirittura storico: 4 set giocati, 0, sì avete capito bene, 0 (o “zero” se preferite) muri a bilancio. Modena gioca una partita all’altezza delle aspettative solo in battuta , 7 gli ace, 1 in più di Perugia, e in ricezione, 43% contro il 42% dei rivali. Non basta però ad evitare la terza sconfitta consecutiva dopo quelle di Civitanova e Milano, dove però Modena aveva almeno mosso la classifica conquistando un punto: stavolta, invece, il piatto piange e quando mancano due partite al termine della regular season si profila sempre più concreto il rischio concreto di chiuderla al settimo posto.
Ultimo avviso ai naviganti sotto rete: in punta di piedi e nemmeno annunciato alla vigilia, va per la prima volta a referto Paul Buchegger. L’opposto da tempo di allenava con i gialloblù e sarà una carta in più da giocare per coach Giani. Sempre che Vettori accenni a una flessione di rendimento, per ora elevato: da quando Modena ha tesserato l’austriaco, il “Vetto” è sempre o quasi l’ultimo ad arrendersi: 18 punti con 16 su 31 in attacco e 2 ace per lui anche contro Perugia. Questa in sintesi la storia di una partita in cui Modena si è presa di misura il primo parziale, per subire poi sempre gli umbri e regalare qualche momento di equilibrio solo nella fase iniziale del quarto set. Dal 10-10, però, anche lì Leon e Perugia hanno detto basta e a Modena non è rimasto altro da fare che sventolare bandiera bianca. —
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