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Il Sei Nazioni in bolla pronto a partire

Alessandro Cecioni

Presentata l’edizione dell’Olimpico senza spettatori Italia-Francia il 6 febbraio. Smith: «Cerco nuovi eroi» 

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Alessandro Cecioni

La parola di giornata è “biobolla”. La nazionale di rugby ci è entrata ieri pomeriggio con l’inizio del raduno in vista di Italia-Francia, primo match del travagliato Sei Nazioni 2021 in programma sabato 6 febbraio a Roma, Stadio Olimpico, senza spettatori. “Non è facile stare sei settimane nella biobolla – spiega Luca Bigi, capitano azzurro – Ci alziamo, facciamo colazione, poi attivazione muscolare, pullman, campo al centro Coni Giulio Onesti, doccia, albergo, lavoro insieme per rivedere l’allenamento, studiare gli avversari, fare fisioterapia se ne hai bisogno, poi cena, e, prima di andare a letto un paio di ore di libertà nella sala ricreazione dove abbiamo biliardini, ping-pong, dove qualcuno legge, altri studiano, altri giocano a carte. C’è anche la sala video per vedere un film o una partita. Qualcuno si porta la playstation e la monta in camera”. Non semplice, non una passeggiata, Matteo Minozzi ha detto che non ce l’avrebbe fatta a sopportarlo e ha chiesto di restare al club. “Non è semplice stare nella bolla, siamo persone, ognuno reagisce a modo suo, ma dobbiamo riuscire a ottenere il massimo da questa grande opportunità. Bisogna imparare a trarre piacere dalle piccole cose. Anche senza pandemia stavi lontano da casa, magari la differenza era che la tua famiglia poteva venire a trovarti in albergo o a vederti allo stadio”.

Franco Smith, ct azzurro, è stato soprannominato il ‘sergente di ferro’. “I ragazzi devono capire che il mondo, il rugby, è cambiato. Dobbiamo abituarci a stare lontano dalle famiglie. Dal 2000 in poi tutti sono stati in un ambiente molto confortevole, la bolla crea scomodità a cui non sono abituati. Ma tanti anni fa quando il Sudafrica o gli All Blacks venivano a giocare in Europa in nave stavano lontani da casa lo stesso tempo, isolati”. Poi a chi gli chiede di Minozzi, se la scelta lo ha fatto scendere dal treno azzurro per sempre risponde che no, “non sono uno che chiude porte. Ma la sua assenza è un’opportunità per chi è qui, Trulla, Sperandio, se sapranno approfittare di questa occasione”. Smentisce che fra lui e il giocatore delle Wasp ci siano stati contrasti. “Si sentiva chiuso, è stato duro per lui rientrare al club, ho cercato di gestirlo, di farlo riprendere, rientrare in forma”. Ma viste defezioni (Minozzi) e infortuni (Polledri, Steyn) non sarebbe valsa la pena chiamare in nazionale qualche “vecchio” di esperienza, vedi Parisse a numero 8? “Sto lavorando per costruire una squadra che rappresenti l’Italia nei prossimi sei-sette anni (età media dei convocati 24 anni e mezzo), puntiamo su una cinquantina di giocatori giovani che devono fare esperienza. Kirwan lanciò Parisse a 19 anni, e molti altri giocatori che sono stati punti di riferimento a lungo. Io devo cercare nuovi eroi, nuovi portabandiera. Ogni volta che schiero un giocatore di esperienza al posto di un giovane faccio un passo indietro”.

Certo, poi mancano le vittorie e questo provoca malumori. “Arriveranno, sono certo”, dice il presidente della Fir, Alfredo Gavazzi. “Tutti noi vogliamo vincere – dice ancora Smith – stiamo lavorando per quello. I punti fondanti del nostro lavoro sono competenza fisica, etica del lavoro, intesa come impegno e responsabilità, essere tecnicamente e mentalmente più forti. Questo deve essere il nostro Dna, e nel Dna possiamo aggiungere anche la forza di nuovi elementi che siano capaci di fare la differenza nell’uno contro uno, Ioane, Brex, ma anche Garbisi, Canna, Zanon”. —



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