Aleotti saluta la Provenza «Un emozionante debutto»
Il ciclista di Finale chiude al 39° posto la sua prima gara a tappe tra i professionisti «Ho avuto timore del Ventoux, serve rispetto per le mitiche cime di montagna»
Si chiude in modo positivo l’esordio di Giovanni Aleotti tra i professionisti. Il ciclista di Finale, infatti, completa senza particolari patemi la il Tour de la Provence, quattro tappe che hanno portato il gruppo anche a scalare il Mont Ventoux. E ieri, dopo le fatiche del sabato in cui si sono fatti notare gli scalatori colombiani tra cui Egan Bernard, è stata invece la volta dei velocisti per congedarsi dalla Francia con uno sprint a Salon de Provence dopo la partenza da Avignone.
Aleotti ha lavorato a lungo per la squadra, mettendosi a disposizione della Bora per pilotare Matthew Walls fino al settimo posto in una tappa vinta dal tedesco Phil Bauhaus su Davide Ballerini. Aleotti ha soltanto assistito da lontano all’ultimo atto della gara: poco prima, terminato il proprio logorante lavoro in testa al gruppo, si era infatti sfilato per lasciare spazio al resto della carovana, impegnata a dare la caccia ad un quartetto arrivato a pochi chilometri dal traguardo.
E così il giovane ciclista della Bora, concludendo insieme ad un’altra ventina di corridori, ha concluso la tappa con 51 secondi di distacco dal vincitore. Un risultato che non cambia di niente l’ottimo esordio del giovane modenese tra i grandi. E lo certifica anche la classifica generale che mantengono Aleotti tra i primi 40 – alla fine arriverà 39° a 5’41” dal vincitore Ivan Ramiro Sosa – e lo catapultano soprattutto nei primi quindici posti nella classifica dei giovani. È infatti tredicesimo assoluto, secondo tra gli italiani, dietro soltanto a Stefano Oldani.
«È stato una bella esperienza – ha ammesso Giovanni Aleotti prima di chiudere il borsone e prepararsi al trasferimento in Spagna per due settimane di allenamenti – Il tour della Provenza era il mio debutto in una gara a tappe tra i professionisti e l’ho affrontato con un certo rispetto e timore reverenziale. Ho scoperto un bel tracciato dove è stato possibile affrontare le varie situazioni: dai tratti lineari alle grandi salite. Ora posso ammetterlo: prima di partire avevo paura del Mont Ventoux: si tratta di una delle cime mitiche del ciclismo e affrontarlo al fianco di tanti fuoriclasse è stata davvero una sensazione strana. Avrei potuto andare in difficoltà e invece sono soddisfatto. Ero venuto in Francia per mettermi a disposizione della mia squadra e così ho fatto in tutte le tappe. È importante trovare il giusto feeling e fare ciò che la strategia del team impone. Ma quando ti senti dire “bravo” e arrivano i complimenti è la cosa più bella, che ti dà la carica giusta per affrontare al meglio il futuro». —
B.R.
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