Smerieri: «Esonero umiliante che potevano risparmiarmi»
«La società si è iscritta alla D, servivano 10-12 giocatori in palestra per allenarci Ho chiesto rinforzi da fuori, mi è stato risposto di no. Dopo otto anni, spiace»
Fabrizio Morandi
Mentre la Serie D latita ad alzare la prima palla a due, ha fatto molto rumore la settimana scorsa l’esonero da parte della SPV Vignola di Sergio Smerieri, storico coach dei vignolesi con una carriera fino alla serie A2 col Burghy Modena, comunicato con un annuncio sui social dalla società giallonera.
Abbiamo contattato quindi l’ex-coach giallonero, per sapere com’è andata.
«C’è stato un corto circuito. SPV si è iscritta alla ripartenza del campionato di serie D, 7 giocatori del roster non volevano aderire all'iniziativa, avevo necessità di avere almeno 10-12 giocatori in palestra per poter fare allenamenti funzionali alla partita. Dal settore giovanile solo Miani fra gli under era disposto a venire in serie D, ho chiesto se potevamo prendere qualcuno da fuori visto che c'erano giocatori disponibili a venire a giocare a titolo gratuito a Vignola. Mi è stato detto di no! Avremmo dovuto quindi affrontare in 7/8 il campionato senza fare mai allenamento 5 contro 5. Ho provato a forzare la situazione invano, la società è stata irremovibile, ho detto che a giugno, a palla ferma, avrei voluto un confronto approfondito sulla programmazione futura della serie D. La società ha deciso di esonerarmi. Adesso hanno unito il gruppo D con gli under. Evidentemente ero io il problema».
Cosa ti rammarica maggiormente nella fine di questo rapporto con la società della tua città?
«Dopo otto anni mi spiace per tutto. Come tecnico non mi sento ferito perché non ho perso 10 partite in fila o sbagliato a fare la squadra, ho cercato di fare il mio lavoro nelle condizioni migliori per tutti. Il rammarico? Ho fatto 40 anni l'allenatore. Dalla Prima Divisione alla serie A, ho vinto campionati e sono retrocesso, mi sono dimesso quando ho sbagliato tutto a Castelfranco e sono subentrato in corsa a colleghi sfortunati. Ho fatto play off vincendo e perdendo. Mi mancava solo un esonero e me lo ha fatto, a bocce ferme, la mia società del cuore e della mia città dove avevo deciso di finire la mia carriera: fa male! Legittimo per carità, però ci sono rimasto male umanamente. Si poteva benissimo arrivare a giugno e fare chiarezza. Un esonero è comunque un gesto forte e che non credo di essermi meritato: cercavo solo di mettere la squadra in condizione di giocare e motivare i ragazzi ad allenarsi con piacere. L'ho detto anche al consiglio: una umiliazione che potevano risparmiarmi».
Basket e Covid mi dai una tua opinione su questo tentativo di ripartenza?
«Avevo accettato di starci per il bene della SPV anche perché avevano organizzato tutto benissimo con tamponi e sicurezza. Razionalmente e alla mia età forse non aveva troppo senso. Ma sono fatto così, cerca di dare sempre tutto me stesso. Adesso la situazione, rispetto a un mese fa è peggiorata e sono cambiati i parametri...forse è un azzardo ma capisco la voglia di giocare».
Fra i vari sport c’è chi si è fermato del tutto, chi parzialmente e chi quasi per niente. Cosa può fare il basket e lo sport da settembre per ripartire in sicurezza secondo te?
«Essere tutti vaccinati sarebbe la condizione ottimale. Il basket non è certo uno degli sport più idonei ad essere praticato in caso di indici alti di contagio. Sinceramente non so cosa bisognerebbe fare ma, opinione mia, o apri tutto con regole strette, o chiudi tutto. Così mi sembra un po' una contraddizione in termini». —
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