Il palleggio dal basso ci costa la Champions Tre errori capitali e torniamo Italietta
Bentancur, Musacchio, Sportiello: come fare harakiri Nessuna tra le prime otto, non accadeva da cinque anni
Francesco Donzella
Inizia la partita, le squadre si studiano, cercano di capire come fare male all’avversario: la circolazione è spesso ancora lenta e parte da dietro, mentre i meccanismi di pressing vengono testati per vedere se la tattica funziona o se serve qualche aggiustamento. In questa situazione di calma apparente, un errore può essere fatale, condannando la squadra che lo compie a dover variare il piano gara senza potersi adattare all’avversario come sperato. E’ proprio quello che è successo al primo minuto di Porto-Juventus, con i bianconeri che giravano il pallone per studiare i portoghesi, capire la loro struttura durante il pressing e scovare punti deboli. Ma nei primi minuti spesso i piedi sono ancora più lenti della testa, e il tocco di palla è poco raffinato; lo sa bene Bentancur, che a pochi metri dalla porta appoggia male il pallone a Szczesny, forzando l’errore e mandando subito sotto la Vecchia Signora. Quel gol è l’inizio delle disgrazie della Juventus, un autosabotaggio che ha portato i bianconeri a giocarsi la qualificazione ai supplementari, perdendo il pass per i quarti anche per la falsa partenza dell’andata. Probabilmente il problema non è tanto la scelta di costruire dal basso, ma gli interpreti. Mentre Arthur è un centrocampista abile a resistere alla pressione e a trovare spazi dove far progredire il pallone (come dimostrato al ritorno), Bentancur è un giocatore che preferisce liberarsi presto della sfera, soffrendo molto il pressing e rischiando di commettere errori capitali. E siamo fuori dalla Champions agli ottavi, non accadeva da 5 anni. Attenzione però, il gol subito dalla Juvesembra simile a quelli che hanno portato all’eliminazione delle altre italiane, ovvero l’errore di Musacchio contro il Bayern e quello di Sportiello contro il Real, ma la differenza è in realtà molto grossa. Nel caso del gol subito dai bianconeri infatti, si tratta di un errore nato durante la costruzione bassa, mentre nei gol presi dalle altre italiane, il gol non nasce in fase di costruzione, ma avviene per errori di misura nel passaggio in punti cruciali del campo. Si tratta insomma di errori che sarebbero potuti esistere anche venti anni fa quando il gioco dal basso non era ancora stato sdoganato, e i giocatori tendevano a lanciare lungo. Musacchio infatti ha ricevuto palla da Leiva (che l'aveva appena recuperata dal possesso del Bayern), e, visto che si trova pressato, ha deciso di appoggiare il pallone a Reina per far lanciare lungo il portiere spagnolo, senza accorgersi della presenza di Lewandowski, che ha sentito l’odore del sangue, e ha azzannato la preda. Non un errore dovuto a dei rischi presi vicino alla porta dunque, ma una valutazione sbagliata del centrale laziale, che prima si è girato verso la propria porta, e poi non ha né visto Lewandowski vicino a Reina, né dosato bene il passaggio per il suo portiere.
Per quanto riguarda il gol preso dall’Atalanta a Madrid, l’azione è effettivamente più ragionata, e l’Atalanta gira palla senza trovare sbocchi, quindi torna dal suo portiere. Sportiello però non è pressato, né forza la giocata per cercare un passaggio rischioso, semplicemente colpisce male il pallone e lo regala agli avversari. Non un errore dovuto ad una costruzione ardita, né alla volontà di tenere il pallone vicino all’area per attirare gli avversari (l’Atalanta quando ha una rimessa dal fondo solitamente rinvia lungo), ma un semplice errore tecnico. Più ci si avvicina alla propria porta e più il pallone scotta e gli errori pesano; se con la costruzione dal basso i rischi sono calcolati, per gli errori tecnici non esiste un lato positivo della medaglia, e se l’ultimo uomo sbaglia il passaggio, o il portiere cicca il rinvio, il gol subìto è dietro l’angolo, oggi come cinquant’anni fa. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
