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Il Sassuolo dura finchè c’è Berardi, poi Zaza lo ribalta

Stefano Aravecchia
Il Sassuolo dura finchè c’è Berardi, poi Zaza lo ribalta

L’attaccante esce stremato dopo la doppietta: i cambi di De Zerbi non funzionano e nell’ultimo quarto d’ora l’ex neroverde trascina il Torino all’incredibile rimonta 

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TORINO. C’è una partita che dura 76 minuti e che vede il Sassuolo avanti 2-0 sul Torino, ce n’è un’altra che inizia al momento dell’uscita dal campo di Berardi, autore di una doppietta. De Zerbi, già “tradito” un quarto d’ora prima dagli impalpabili ingressi di Boga, Traoré e Locatelli, toglie lo stremato numero 25 per inserire Peluso. Il Sassuolo passa a tre dietro, un 3-5-2 che negli intenti del tecnico serve a gestire il finale di partita. E invece è l’inizio della fine. L’uscita di Berardi, il nuovo assetto tattico e le anonime prestazioni dei subentrati tolgono equilibrio e sicurezze al Sassuolo che finisce in balìa di un Torino orgoglioso e mai domo. A trascinarlo l’ex Zaza, entrato al 71’, mossa della disperazione di Nicola. La partita gira sul salvataggio sulla linea al minuto 73 di Lyanco che nega il 3-0 a Caputo. Da quel momento in poi il Sassuolo smette di giocare, dando anche la sensazione di essere sulle gambe. Nel giro di 9 minuti prima Zaza e poi Mandragora la raddrizzano, nel recupero l’ex neroverde firma addirittura il 3-2 per i granata.

COLPE E COLPEVOLI

Una squadra che vuole puntare all’Europa non può buttare via un’occasione del genere. Poi si possono trovare mille motivazioni per questo suicidio sportivo: squadra giovane incapace di gestire il risultato, calo fisico, scarsa esperienza, amnesie difensive, cambi deleteri, poca concretezza in zona gol e Berardi-dipendenza. Chi più ne ha più ne metta, tutte queste argomentazioni hanno un fondamento. Eppure spiegare razionalmente come si possa perdere una partita così resta complicato. Per noi ma, supponiamo, anche per De Zerbi. Di sicuro è un ko che impone rifessioni, dopo aver comunque riconosciuto i meriti di un Torino che non ha mollato neanche quando era sotto di due gol. Se la Lazio, settima, verrà effettivamente penalizzata di 6 punti, la corsa all’Europa dei Sassuolo non è finita ieri al “Grande Torino”. Ma questa, Berardi a parte, è l’unica nota positiva di giornata. Tradito dai cambi e da un vistoso calo fisico, De Zerbi ha fallito una grande chance per accorciare sui biancocelesti, regalando la scena a un Toro scatenato negli ultimi venti minuti. Scatenato sia fisicamente, sia mentalmente per la prima vittoria casalinga dell'anno (non vinceva a Torino da otto mesi!) e per la lotta salvezza.

PAZZA ALTALENA

De Zerbi rinuncia a Locatelli e Traoré, così in mediana gioca Obiang insieme a Magnanelli e, nel tridente alle spalle di Caputo, agiscono Berardi, Defrel e Djuricic. In difesa la coppia Marlon-Ferrari, con Toljan e Rogerio sulle corsie esterne del 4-2-3-1. Il Toro - che in attacco schiera la coppia Belotti-Sanabria - parte con l'handicap, perché dopo sei minuti Berardi fa già 0-1: gran giocata di Djuricic, Caputo fa la sponda per “Bera” che beffa Sirigu con un sinistro che passa tra le gambe di Lyanco. I granata reagiscono e costringono Consigli a tre prodigiose parate su Mandragora, Murru e Sanabria. Ma il Sassuolo torna a creare e, al 38', trova il raddoppio: è nuovamente Berardi con un sinistro al volo su cross di Toljan a battere Sirigu, ancora una volta sorpreso. Nicola prova a dare la scossa durante l'intervallo, dagli spogliatoi esce un Toro che carica a testa bassa: Consigli è ancora decisivo salvando su Mandragora e Verdi. Caputo si divora due volte il tris, i cambi di De Zerbi non pagano mentre Nicola con l’inserimento di Zaza fa saltare il banco: il primo gol dell’ex neroverde è annullato per fuorigioco, il secondo è buono per provare l'assedio finale. Mandragora trova il tap-in per il 2-2, poi Sirigu si fa perdonare con un miracolo su Obiang. In pieno recupero l'inzuccata di Zaza fa esplodere la panchina e tira fuori il Toro dalla zona retrocessione. Il Sassuolo, invece, non riesce ad avvicinarsi alla zona Europa e recita il mea culpa.—

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