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Franco Smith: «A Modena ricordi fantastici, e non solo per i tortellini...»

luca beltrami
Franco Smith: «A Modena ricordi fantastici, e non solo per i tortellini...»

Rugby. Il commissario tecnico sudafricano della Nazionale Italiana nel 1994 a 22 anni ha vestito per stagione la maglia del Donelli  

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L’intervista

luca beltrami

Il suo nome è legato a Treviso, dove con il Benetton ha riempito la sua personale bacheca di trofei, ma il primo assaggio di rugby europeo e italiano di Franco Smith è stato a Modena, quando nel 1994 l'allora direttore sportivo Almer Berselli lo scelse per comandare il gioco dell'AS Modena Rugby, alla prima stagione in A2. La carriera di Smith è poi decollata tra Galles e Monigo, fino all'incarico attuale di capo allenatore della Nazionale Italiana di rugby, chiamato a rilanciare la squadra azzurra e l'intero movimento nonostante un primo Sei Nazioni abbastanza deludente.

Quali sono le prime immagini che le vengono in mente pensando a Modena?

«Sicuramente il Duomo e il centro della città, dove passavo il mio tempo libero, e poi la nebbia, a cui non ero abituato. Soprattutto ho un bel ricordo delle persone che ho incontrato, una squadra di amici e uomini speciali come Almer Berselli e Luciano Gigliotti. Modena è stata una tappa fondamentale della mia vita oltre che della mia carriera da rugbysta, un’esperienza umana e sportiva che ricordo sempre con piacere. Sono arrivato nel 1994 dal Sudafrica, avevo 22 anni e per la prima volta uscivo dalla mia comfort zone, lontano da casa e dalle mie abitudini. Una situazione non facile, perché venivo a contatto con una dimensione completamente diversa, ma grazie ad Almer, Luciano e ai ragazzi mi sono sentito a casa, la squadra era per me una seconda famiglia».

I racconti dei suoi ex compagni di squadra ai tempi dell’AS Modena Rugby parlano di uno Smith già completamente dedito al rugby.

«È vero, avevo già le idee chiare, volevo con tutte le mie forze diventare un giocatore di rugby professionista e mi comportavo di conseguenza. Allo stesso tempo mi piaceva anche divertirmi, uscire e stare con i miei compagni. Ho un ricordo fantastico della stagione a Modena, è una città che mi è rimasta nel cuore per i momenti vissuti e per le persone che ho incontrato, e sono felice di vedere i progressi fatti dal club sia a livello tecnico che di strutture: Collegarola è un impianto bellissimo, l’ideale per giocare a rugby. La filosofia del club biancoverdeblù è da ormai diversi anni improntata alla valorizzazione del vivaio e dei giovani talenti, alcuni selezionati nelle franchigie e già nel giro azzurro come Nocera e Appiah».

Quanto manca al loro debutto nella sua Italia?

«Nocera e Appiah sono due giocatori con buone potenzialità, li stiamo tenendo d’occhio. Appiah finora è stato limitato dagli infortuni, è difficile dare un giudizio. Nocera è un giocatore molto interessante, deve imparare ancora tanto, ma ha un potenziale notevole. Puntare sui giovani è anche la strategia che stiamo adottando con la Nazionale, un percorso che ha bisogno di tempo».

Come ha vissuto la sfida di guidare l'Italrugby?

«Le difficoltà non mancano, sapevamo che sarebbe stato così. Dopo lo stop imposto dalla pandemia siamo ripartiti da zero, chiamando giocatori che non avevano mai giocato a questi livelli. Eravamo consapevoli che all’inizio avremmo fatto molta fatica, perché non è facile adattarsi al livello di gioco internazionale. Abbiamo costruito una squadra nuova, con una media d’età di poco superiore ai 23 anni. La risposta del gruppo è stata straordinaria: i ragazzi lavorano duramente, di settimana in settimana migliorano e guadagnano esperienza. Sono convinto che se riusciranno a giocare con continuità ad alti livelli, non solo in Nazionale ma anche nelle franchigie, quando arriveranno nel pieno della maturità l’Italia potrà togliersi delle soddisfazioni».

Un augurio alla Modena ovale?

«Di mantenere vivo l’entusiasmo. Il nostro è uno sport fantastico, nel quale ognuno trova il suo posto, nessuno è lasciato indietro. Ai giovani dico di ricordarsi quanto è bello giocare, segnare una meta. Alla famiglia del Modena Rugby auguro di tornare presto in campo e di conservare quel senso di appartenenza che li caratterizzava fin dai tempi in cui ci giocavo. Sono stato a Modena a giugno e ci tornerò presto per incontrare vecchi amici e mangiare i tortellini, altra cosa che ricordo bene…». —

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