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Christenson saluta Modena, Pedrini: «Solo un arrivederci»

Francesco Cottafava
Christenson saluta Modena, Pedrini: «Solo un arrivederci»

«Ho firmato un biennale con il Kazan». La presidentessa: «Persona e giocatore speciale, questo non è un addio» 

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Francesco Cottafava

Adesso è ufficiale, Micah Christenson il prossimo anno non sarà più il capitano di Modena Volley e si trasferirà per due stagioni in Russia, allo Zenit Kazan.

«Il mio è un arrivederci, non certo un addio. Modena è dentro il mio cuore e lo sarà per sempre».

Sono queste le parole pronunciate ieri pomeriggio dal fuoriclasse americano, visibilmente emozionato, per salutare la città di Modena e spiegare che cosa è significato per lui indossare la casacca gialloblù per tre stagioni. Un solo titolo conquistato nel triennio canarino da Christenson (una Supercoppa italiana) che è comunque riuscito ad entrare nel cuore di tutti i tifosi per tutto quello che ha dimostrato all'ombra della Ghirlandina: attaccamento alla maglia, amore per la città, voglia di lottare e una leadership silenziosa ma efficace. Un vero campione, non a caso palleggiatore titolare della nazionale americana da quando era giovanissimo, che verrà sostituto da un altro campione, infatti il prossimo anno al Pala Panini tornerà Bruno che sarà ufficializzato nei prossimi giorni.

Alla conferenza stampa era presente anche Catia Pedrini che racconta come si è sviluppato l'intreccio con Kazan nel corso della stagione.

«Quando a metà stagione confermai Micah per i prossimi due anni dissi la verità. In quel momento quella era la realtà. Micah poi ha ricevuto una proposta, quelle famose che non si possono rifiutare quando si è molto giovani e quando si aspetta un altro figlio. Anche se andare a giocare in Russia per un hawaiano sarà molto dura, ma lui ne è consapevole perché è una persona solida e ci andrà con famiglia. Tra l'altro Micah si è molto preoccupato di come avrebbe fatto Modena senza di lui, non voleva lasciarci con il cerino in mano. La sua è una scelta esclusivamente economica, l'attaccamento a questa piazza che ha dimostrato in questi tre anni è tale da non suscitare il minimo dubbio al riguardo. Noi quindi non volevamo ostacolarlo e, ripeto, sarà solo un arrivederci».

Catia Pedrini conclude l'intervento su Christenson parlando della fascia di capitano.

«Si è sentito fin da subito onorato del titolo di capitano e l'ha gestito cercando di lavorare fin da subito su se stesso, in modo da poter dare ai compagni di squadra tutto il supporto che poteva. Perché la parola capitano è piena di contenuti come parola, Micah è anche un uomo molto riflessivo e molto profondo; ha sentito tutto l'onore e l'onere di questo titolo. Ha sempre dimostrato una professionalità straordinaria, il suo impegno costante è sempre stato sotto gli occhi di tutti. Grazie Micah, un esempio per molti».

Christenson ha ripercorso le sue stagioni a Modena, raccontando un episodio bellissimo.

«Ovviamente la vittoria della Supercoppa italiana è speciale – spiega il palleggiatore americano – tra l'altro ero arrivato da sole due settimane qui a Modena ed è subito successa una cosa meravigliosa. Però ci sono stati tanti momenti belli e quindi faccio fatica a citarne uno in particolare. Ho tantissimi ricordi stupendi anche fuori dal campo, ve ne racconto uno. Dopo una partita di questa stagione una signora mi ha aspettato per tanto tempo fuori dal palazzetto, perché sono uscito per ultimo dopo aver fatto fisioterapia. Voleva semplicemente salutarmi, mi ha detto “oggi hai giocato benissimo e sono felice di averti visto giocare con la nostra maglia”. Sono momenti che toccano il cuore».

Christenson racconta il suo percorso di crescita, non solo da un punto di vista tecnico.

«In questa città sono migliorato come giocatore, adesso mi sento molto più forte, ma sono anche cresciuto come uomo e come padre. Insieme alla mia famiglia sono cresciuto in questa città e non lo scorderò mai. Per me esser stato capitano di Modena è stato un onore, un'esperienza di grande valore per me. Purtroppo questa è stata una stagione difficile per una squadra: non potevano uscire a cena insieme, non potevamo trovarci fuori dal palazzetto, ma nonostante questo sono orgoglioso del nostro gruppo perché siamo comunque stati in grado di costruire qualcosa di bello, una rosa unita e che ha lottato tutta insieme fino alla fine. Potevamo vincere lo scorso anno? Può essere, ma non mi piace guardare indietro a quello che potevamo fare. Chiaro che avevamo le chance per chiudere alla grande la stagione». —

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