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il tecnico biancorosso a ruota libera 

Pochesci: «Sono un genio, libero e non accetto compromessi»

Enrico Ronchetti

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Quando Sandro Pochesci parla, non c'è spazio per la banalità e così è stato anche ieri sera, quando l'allenatore del Carpi è stato ospite di Barba&Capelli su Trc spaziando a 360 gradi sulla stagione dei biancorossi e sulla sua carriera, tra passato, presente e futuro.

Partendo dall'attualità di un finale di campionato che ha visto la sua squadra tagliare il traguardo dei quaranta punti blindando la salvezza: “Non è paragonabile alla vittoria di un campionato, ma siamo partiti con una squadra di ragazzini e una società nuova nel calcio – ha detto Pochesci – questa stagione ha un grande significato per me, che dopo Terni non avevo più avuto la possibilità di allenare dall’inizio. E' stata una stagione stupenda, avremmo fatto i play-off da settimi-ottavi senza certe situazioni e i sette gol annullati”.

Playoff che per altro sono ancora aritmeticamente raggiungibili: “Sarebbe una grande soddisfazione non per me, che li ho sempre fatti quando ho allenato in C dall'inizio, ma per i ragazzi, che li meriterebbero – ha detto Pochesci – Dipenderà anche dal Modena e aspettiamo la penalizzazione della Sambendettese che per me dovrebbe essere esclusa dal campionato”.

A prescindere dal raggiungimento dei play-off, la stagione del Carpi sarà un successo per la salvezza conquistata ma per Pochesci resterà comunque il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere senza il suo esonero: “Con la società ci siamo un po’ chiariti e ho detto che non siamo più genitori separati ma che convivono per i nostri figli, che sono i calciatori. Non sono importanti Pochesci o la dirigenza ma il Carpi, una società gloriosa degli ultimi anni ma di cui sono rimaste solo le porte di quell'esperienza. E’ una società nuova, è un anno zero e questa matricola, anche se con un grande passato, stava facendo parlare di sè. Gli altri parlano di giovani, noi li facciamo giocare. Questa società ha un grande patrimonio, ci sono 2-3 giocatori che a giugno faranno sicuramente il salto”.

Un salto che sogna anche Pochesci, per cui più della categoria conta il progetto tecnico. Anche più del contratto che lo lega al Carpi per un'altra stagione: “Di futuro non abbiamo ancora parlato, c’è un contratto ma i contratti nel calcio contano zero, bisogna vedere gli obiettivi, parlare di programmazione e avere le idee chiare – ha detto il tecnico romano – quando sono partito in Prima categoria dicevo che volevo arrivare in Serie A e i miei ragazzi ridevano. Io voglio arrivare, vedo tante stranezze nel calcio, ma ci credo e per la passione e la determinazione che ho mi sento il numero uno”. Un Pochesci sempre vero insomma, che non parla certamente il linguaggio codificato del calcio di oggi: “Io sono un genio e i geni dicono quello che pensano e non pensano quello che dicono. Io sono libero, non ho padroni e quello che ho avuto nel calcio me lo sono guadagnato. Non accetto compromessi e chi mi vuole mi deve accettare come sono”.

A giugno, sarà ancora il Carpi ad accettare Pochesci com’è? E viceversa? —

Enrico Ronchetti



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