«La morte di Astori poteva essere evitata» Condannato il medico
FIRENZE. La morte di Davide Astori poteva essere evitata. Lo stabilisce il tribunale di Firenze che ha condannato in primo grado con rito abbreviato a un anno di reclusione, con pena sospesa, Giorgio Galanti, ex direttore del centro di medicina dello sport di Careggi, per omicidio colposo: il medico dovrà anche versare un milione e 90mila euro ai familiari della vittima. Mentre l’ex compagna del difensore viola, Francesca Ferretti, parla di «giustizia per Davide», il legale di Galanti, l’avvocato Sigfrido Fenyes dichiara di ritenere «profondamente ingiusta la sentenza» e di attendere le motivazioni «per impugnarla».
Era il 4 marzo del 2018, giorno delle elezioni politiche in Italia, e giorno in cui era prevista la 27ª giornata del campionato di serie A. La Fiorentina doveva affrontare l’Udinese in trasferta, ma quella mattina, nell’albergo di Udine che ospitava la squadra, il capitano viola e difensore della Nazionale, il 31enne Davide Astori, venne trovato da compagni e staff tecnico privo di vita nella sua camera, stroncato una patologia cardiaca, di cui il calciatore non sapeva di soffrire. Le indagini vennero inizialmente coordinate dalla procura di Udine, poi passarono a Firenze.
Una consulenza affidata al cardiologo Domenico Corrado, docente all’ateneo di Padova, accertò che il giocatore fu ucciso da una «cardiomiopatia ventricolare maligna», malattia che insorge senza sintomi. Al vaglio degli inquirenti finirono i certificati di idoneità alla pratica agonistica rilasciati dal professor Giorgio Galanti e, precedentemente, dal dottor Francesco Stagno, responsabile dell’istituto di medicina dello sport di Cagliari, città in cui Astori giocò prima di approdare in viola. La posizione del dottor Stagno fu archiviata su richiesta della stessa procura, mentre il processo per il direttore di medicina dello sport dell’ospedale fiorentino è arrivato fino a sentenza, con la condanna.
Nelle precedenti udienze è stata guerra di perizie contrastanti. L’accusa, che aveva chiesto un anno e sei mesi, contestava proprio il rilascio ad Astori di due diversi certificati di idoneità alla pratica del calcio, nel 2016 e nel 2017. Secondo la consulenza tecnica del professor Corrado, i certificati di idoneità vennero rilasciati nonostante fossero emerse, nelle rispettive prove sotto sforzo, aritmie cardiache che avrebbero dovuto indurre i medici a effettuare accertamenti diagnostici più approfonditi, per escludere una cardiopatia organica o una sindrome aritmogena. Cosa che, se fosse stata diagnosticata, avrebbe consentito di interrompere l’attività agonistica di Astori e, tramite farmaci, di rallentare la malattia e prevenire l’insorgenza di «aritmie ventricolari maligne». Insomma, per l’accusa Astori morì per la mancata diagnosi della cardiomiopatia aritmogena diventricolare.
Conclusioni opposte a quelle della consulenza della difesa del professor Galanti, secondo la quale nessun esame avrebbe potuto indicare quel male del cuore del calciatore, che mai aveva avuto sintomi.
Dopo la lettura della sentenza l’ex compagna di Astori, Francesca Ferretti, presente in aula, ha dichiarato: «Sono molto felice perché finalmente è stata fatta giustizia per Davide. Anche se sono molto triste, perché oggi poteva essere qui con me. Però spero vivamente che questa sentenza possa servire in futuro a salvare una vita umana, anche una sola». —
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