Pallavolista incinta citata per danni Ritirata la causa contro Lara Lugli
Il caso che ha indignato il mondo dello sport
ROMA. «Con grande soddisfazione comunico che la vertenza tra la ASD Volley Pordenone e Lara è stata positivamente risolta. Colgo l’occasione per ribadire che è assolutamente inaccettabile considerare la maternità quale giusta causa di risoluzione contrattuale imputabile a una futura mamma. Posso inoltre anticipare che nel prossimo Consiglio Federale sarà proposta la costituzione di una Commissione Pari Opportunità, finalizzata in primo luogo, al monitoraggio, la promozione e il sostegno dei diritti delle atlete». Così il presidente federale Giuseppe Manfredi, intervenuto sulla vicenda riguardante la pallavolista di Carpi Lara Lugli, che non ha ricevuto gli emolumenti dal Volley Pordenone dopo la rescissione del contratto per una gravidanza. «Crediamo sia doveroso da parte della nostra Federazione, che rappresenta lo sport più praticato dalle bambine e ragazze in Italia, tenere accesi, in modo deciso, i riflettori su queste tematiche quali la tutela della maternità, il rientro in campo, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Tra le prime azioni, già in esame, al fine di sostenere il diritto alla maternità, si sta pensando di costituire un fondo integrativo di sostegno a quello già esistente presso il Dipartimento per lo Sport - Presidenza del Consiglio dei Ministri», ha aggiunto. «È una grande vittoria per tutti – commenta ora Lara Lugli – ed era molto importante che questa causa non entrasse nemmeno in un Tribunale a dimostrazione della sua infondatezza. È un forte segnale per tutte le donne non solo atlete che si trovano a dover affrontare queste situazioni assurde. Voglio ringraziare tutti quelli che sono stati al mio fianco, in particolare il mio legale Bonifacio Giudice Andrea, il mio agente Stefano Franchini, Assist e AIP, perchè il loro sostegno è stato per me fondamentale».
Come si ricorderà quella di Lara è una vicenda che aveva acceso i riflettori sul trattamento riservato, in alcuni casi, alle donne anche nel mondo dello sport. Tutto risale al 2018-2019 quando la giocatrice rimane incinta. In quel periodo, durante quella stagione, veste la maglia del Volley Pordenone. È il 10 marzo quando Lara comunica alla società di aspettare un bambino e il contratto finisce. A distanza di un mese, la donna ha un aborto spontaneo. La pallavolista, a questo punto, fa partire, tramite il proprio legale, il decreto ingiuntivo con cui chiede il suo ultimo stipendio, quello di febbraio, «per il quale avevo interamente lavorato e prestato la mia attività senza riserve», afferma la giocatrice. In risposta, la stessa società la cita per danni. «Non poteva esserci altro epilogo – dichiara la presidente di Assist, Luisa Rizzitelli – e si è giustamente evitata una macchia indelebile per lo sport italiano e un vero oltraggio alle donne tutte. Siamo fiere di essere state accanto a Lara Lugli, donna coraggiosa che speriamo voglia continuare con noi a battersi per i diritti delle donne nello sport. Questa vittoria va condivisa con tutti gli atleti e le atlete, le associazioni, le e i parlamentari e i cittadini e le cittadine che si sono uniti a noi in una enorme protesta. Ci abbiamo messo due mesi difficili ma, come ha detto ieri Antonella Bellutti, non era tollerabile che nello “Sport dei valori”, la maternità non trovasse posto e rispetto. Adesso confido che la FederVolley faccia da buon esempio per tutte le altre Federazioni ». —
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