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Giacobazzi rialza la testa e dà spettacolo a Milano

Filippo Franchini
Giacobazzi rialza la testa e dà spettacolo a Milano

Il pavullese primo italiano e 29° assoluto: «Finalmente! Dopo troppe delusioni volevo tornare su questi livelli» 

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Filippo Franchini

Sorride Alessandro Giacobazzi, sotto il traguardo della Maratona di Milano, che ha segnato ieri il ritorno della corsa d’elite in Italia. Nella gara del ventennale, in un’edizione speciale di rinascita, il pavullese portacolori dell’Aeronautica Militare ha firmato il 2h17’36” che gli è valso la prima piazza italiana, 29^ assoluta. Un sorriso che fa morale, per un risultato scaccia crisi. «Ci voleva proprio! - sospira il 25enne allenato a Modena da Renzo Finelli - Mi dà fiducia e riparto da qui: la maratona è la mia strada e avevo bisogno di tornare su questi livelli, dopo troppe delusioni». Giacobazzi ha scelto Milano per ritrovarsi. Una gara che resterà nella storia grazie ai primati sul territorio italiano e al miglior crono mondiale stagionale, sia in campo maschile che femminile: il keniano Titus Ekiru, già vincitore a Milano nel 2019, impressiona in 2h02’57”, quinta miglior prestazione mondiale di sempre, mentre, fra le donne, è l’etiope Hiwot Gebrekidan che incanta in 2h19’34”. Condizioni ideali per la corsa d’elite, partita con 122 partecipanti alle 6:30 del mattino, su un percorso inedito da 7,5 km a circondare il Parco Sempione, con partenza e arrivo in Piazza del Cannone. «E’ filato tutto come da programma - racconta Giacobazzi - siamo partiti a 3’15”/km ed ho girato regolare, con ottime sensazioni, transitando alla mezza in 1h08’28”. La fatica si è fatta sentire nella seconda parte, fino al 30° chilometro, quando ho leggermente rallentato, per poi riprendere quota fino al 37°. Negli ultimi 5 chilometri ho sofferto, il ritmo è salito a 3’19”/km e sono arrivato al traguardo un po’ sulle gambe, la benzina stava proprio finendo». A conti fatti, la mossa Sestriere per la preparazione si è rivelata una scommessa ardita, ma azzeccata. «Sentivo il bisogno di un periodo in altura - conclude il pavullese di casa Fratellanza - Era rischioso, ma avevo bisogno di serenità e concentrazione ed è andata come speravo. Dal 12 aprile al 3 maggio ho fatto 200 chilometri alla settimana, fra nevischio e freddo. Il prof. Gigliotti ha disegnato una tabella impegnativa, che poi Finelli ha reso perfetta per me: sia loro che l’Aeronautica mi hanno dato fiducia, quindi il risultato di oggi vale doppio».—

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