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Il 40enne Pegolo: «Non smetto. E il Sassuolo merita l’Europa»

Valentina Spezzani
Il 40enne Pegolo: «Non smetto. E il Sassuolo merita l’Europa»

Il vice Consigli: «Annata fantastica a livello di risultati, con De Zerbi abbiamo mostrato un gran calcio. Il mio futuro? Finchè sto bene e mi diverto vado avanti»

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Quarant'anni compiuti il 25 marzo scorso, otto passati al Sassuolo. Gianluca Pegolo, colonna dello spogliatoio neroverde e certezza tra i pali, si racconta in una lunga intervista a Nero&Verde: «A dodici-tredici anni giocavo come punta, ma non ero tanto veloce. Siccome mi tuffavo spesso dall'armadio al letto, mio padre suggerì all'allenatore di farmi provare come portiere e da lì è iniziato tutto», - racconta - «poco dopo i quattordici anni mi sono trasferito a Verona, ho avuto la forza di resistere lontano da cosa ed eccomi qui».

Tanti anni all'Hellas, poi il Siena e, dal 2013, il Sassuolo: «Mi hanno chiamato l'ultimo giorno di mercato, ero abituato a fare campionati in lotta per la salvezza, sapevo che ci sarebbe stato da soffrire. È stata una stagione alla fine trionfale, ma molto travagliata, con molte gioie e molti dolori. È stato l'anno zero del Sassuolo, da lì è partito un percorso importante».

Indimenticabile la vittoria con la Fiorentina al Franchi: «Eravamo in vantaggio 4-1 e poi, nel secondo tempo, è successo di tutto. Alla fine è arrivata quella palla di Giuseppe Rossi ed è stato istinto puro. Se non avessimo vinto mi sarei ammazzato» - scherza Pegolo - «quell'anno abbiamo perso tutti due-tre chili, è stata un'impresa, ma è stato logorante». All'apice è arrivato l'infortunio che ha cambiato tutto: «I medici mi dissero di non aver mai visto una cosa del genere su un calciatore, solo in qualche motociclista, ho rischiato di non poter tornare a giocare. Ho lavorato dodici ore al giorno, in un centro, distante dalla famiglia. Dopo tre mesi ancora non riuscivo a camminare. Nel ritiro dell'anno successivo ero pronto ma, giustamente, nel frattempo avevo perso il posto da titolare».

Posto preso da Consigli: «Il mio rapporto con Andrea è sempre stato ottimo, sappiamo che il fatto che giochi l'uno o l'altro non dipende da nessuno dei due, siamo intelligenti e capiamo le situazioni. Non mi sono mai sentito da meno di Andrea, ma conosco le dinamiche, so che questo è un ruolo particolare, gioca uno. Ho pensato tante volte di andare via, poi mi sono chiesto cosa potessi fare e mi sono detto che potevo farmi trovare pronto, che sembra facile, ma è più difficile che giocare tutte le partite. Qui si è creato un ambiente top, abbiamo un gruppo storico da applausi, che ha saputo tamponare tante situazioni, i giovani qui si sentono bene, siamo arrivati al punto che possiamo scherzare su qualunque cosa e nessuno si arrabbia».

Con De Zerbi il portiere fa un altro mestiere: «Già con Di Francesco si usavano tanto i piedi, ora siamo al punto di essere un regista aggiunto. All'inizio c'era timore, ora ci divertiamo e credo l'obiettivo fosse quello, passare dallo stress al divertimento».

Domenica l'ultima di campionato contro la Lazio: «Credo sia stata una stagione fantastica a livello di risultati. Abbiamo raggiunto un livello veramente alto, non è scontato quanto è stato fatto, abbiamo vinto molte partite, ne abbiamo perse poche, in un campionato difficile, e abbiamo giocato un gran calcio. Forse quest'annata si avvicina molto a quella in cui ci siamo qualificati per l'Europa. Non so se ci riusciremo, ma ce lo meriteremmo». Nel caso, Pegolo ci sarà: «Finché sto bene così, non vedo perché dovrei smettere. Quando non giocherai più, ti ricorderai di quant'era bello, e allora ha senso fare finire tutto quando non ce la fai più». —



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