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Giovanni Aleotti: «Il sogno si è avverato, il Giro d’Italia è una cosa pazzesca»

«Da Torino a Milano un’emozione dietro l’altra. Ho lavorato per Sagan e sull’Alpe di Mera ho sperato di lasciare il segno»


01 giugno 2021 Bruno Ronchetti


FINALE. Un’emozione unica, il grande salto e il debutto tra i professionisti, la gioia di aver toccato il cielo con un dito. Poi la festa dopo la fatica. Per Giovanni Aleotti finalese classe 1999, il giro d'Italia è stato il momento più alto della sua giovanissima carriera. Ha lottato per il suo capitano Sagan, ha pedalato fianco a fianco con il vincitore Egan Bernal. La conclusione in centro a Milano al termine della crono di chiusura, per Giovanni è stata una festa, una grande festa. I suoi dirigenti, i suoi compagni di squadra e lo stesso Peter Sagan suo leader nel team Bora, si sono complimentati con un “bravo” espresso in coro. Il sogno di quel ragazzino che aveva iniziato a gareggiare nelle categorie dei Giovanissimi, si è avverato.

Al suo rientro a casa nella sua Finale, Giovanni è stato accolto da una standing ovation da parte della sua famiglia: papà Roberto, mamma Alessandra, la sorella Anna e il cane Bruto. Era da quasi un mese che il ragazzo mancava da casa. Ha festeggiato anche il compleanno in ritardo assieme ai suoi: il 25 maggio, infatti, era sulle strade d’Italia a inseguire il suo sogno da grande. Aleotti si è presentato al nastro di partenza del giro d'Italia reduce dal Giro dei Paesi Baschi, gara a tappe con tanta salita che lo ha portato al giro con una condizione straordinaria.

Giovanni, raccontaci .

«L'emozione è stata tanta - racconta -. Già conoscevo i miei compagni di squadra del team Bora, e loro mi hanno accolto bene mettendomi a mio agio. Il Giro d'Italia è un’emozione in continuazione. Tutti i giorni scopri cose nuove. Il nostro compito era quello di proteggere Peter Sagan che puntava alla vittoria finale nella challenge della classifica punti. Mai un momento critico. La prima vera festa l'abbiamo fatta sul traguardo di Foligno quando, io e i miei compagni, siamo riusciti a portarlo alla vittoria di tappa. La seconda giornata particolare, è stata quando si saliva nella tappa numero diciannove ad Alpe di Mera (Valsesia). Al comando si era formato un gruppetto di sei attaccanti. Io ne sono entrato a far parte con un inseguimento impegnativo. Mentre pedalavo pensavo ad un possibile piazzamento di tappa. Volevo lasciare il segno. Anche perchè il pubblico a bordo strada mi applaudiva chiamandomi per nome. Bello. Che emozione. Invece non abbiamo avuto fortuna, in quanto nel finale gli inseguitori ci hanno infilato. Poi il gran finale a Milano con le varie premiazioni: incredibile».

È stato il Giro di Bernal, come lo giudichi?

«Si tratta di un giovane di 24 anni che nell'arco della sua breve carriera ha vinto il Tour de France 2019 confermandosi al Giro d’Italia. Classe da vendere, scalatore, ma sopratutto non molla mai, ha una carattere straordinario».

A questo punto, cosa prevede il programma di Giovanni Aleotti?

«Un momento di recupero a casa. Poi andremo domenica 20 giugno a Imola per la disputa del Campionatro Italiano strada professionisti. La gara si disputerà sul tracciato dove nel 2020 si disputarono i campionati del mondo. Bel percorso, impegnativo, che mi si addice. Attenzione, ho detto mi si addice e basta. In gara ci saremo in tanti. Ma il mio 2021 è partito con il colpo di pedale giusto. Sognavo di partecipare al Giro d'Italia sin da ragazzino, di gareggiare un giorno tra i prof e così è stato, ora mi manca una vittoria. Non è importante di quale dimensione. L'importante sarebbe salire sul gradino più alto del podio». Vai Giovanni. E sali su quel podio. —

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