Carlo Rivetti: «Ho entusiasmo, paura, ma volevo tanto il Modena»
L’emozione è grande e Carlo Rivetti la confessa, ma già vedendolo e sentendolo, la si percepisce. Nel giorno della presentazione ufficiale della nuova proprietà del Modena, però le parole più significative, che infatti ritornano spesso nel suo discorso e nelle sue risposte ai giornalisti, sono “passione”, “impegno”, senso di responsabilità”, “progetto”, “famiglia”. Oltre a “galantuomini”, che Rivetti riserva a Romano Sghedoni e a coloro che hanno trattato la cessione del club gialloblù alla Rivetex, la finanziaria di famiglia. E riguardo l’ormai precedente proprietà, il nuovo patron annuncia: “Romano Sghedoni continuerà a restare con noi, sarà il Presidente onorario del Modena. Se non avessimo incontrato lui, un vero galantuomo, merce sempre rara, ora non saremmo qui. Non c’è stata neanche una vera trattativa, con Sghedoni e i suoi collaboratori c’è stata sempre la massima sintonia”. Insomma, si sono trovate due entità che forse non si conoscevano, ma si cercavano perché fatte della stessa pasta in quanto a filosofia di vita e di imprenditoria. La “passione”. Quella per lo sport, soprattutto per il calcio, Rivetti la spiega con dovizia di esempi: “Mio nonno fu il Presidente del primo scudetto del Torino nel 1927, io ho vestito la fascia di capitano della Nazionale degli stilisti, i miei figli, compresa Camilla, hanno giocato o giocano a calcio. Come imprenditore ho sponsorizzato la Nazionale campione del mondo nel 1982. A me però piacciono tutti gli sport, tanto che sono stato anche Presidente di una squadra di Hockey su ghiaccio e se in tivù trasmettono i Mondiali di Freccette mi coinvolgono pure quelli. In famiglia tifiamo per squadre calcistiche diverse, ma col Modena finalmente potremo farlo tutti per la stessa squadra”. Un “impegno” da rispettare. Questo, in estrema sintesi, è stato l’acquisto del club gialloblù, e Rivetti lo sottolinea più volte, con il termine “progetto” che fa capolino: “Abbiamo preso un impegno, con la nostra Rivetex, e noi gli impegni siamo abituati a mantenerli. Siamo qui con un progetto importante, riportare il più presto possibile il Modena nella posizione che merita per la sua storia, coinvolgendo però la città e il territorio. Investiremo sul Modena società, perché senza organizzazione non si va da nessuna parte, sulla squadra, ma anche sulle sovrastrutture. Un centro tecnico? Ne parleremo con le Autorità locali. Posso infatti garantire da subito che io e la mia famiglia non siamo venuti per fare soldi col Modena. Se fosse così non avremmo mai pensato di acquistare il Modena”. Già, ma perché la famiglia Rivetti ha pensato proprio al Modena? La risposta ancora nelle parole del Dott. e Prof. (ha anche insegnato per 15 anni all’Università) Carlo Rivetti: “Prima non avremmo potuto acquistare un club calcistico, non avevamo la possibilità, ma grazie all’operazione finanziaria (cessione Stone Island, ndr) dello scorso anno le potenzialità economiche ora ci sono. Perché il Modena? Perché da qualche decennio lavoriamo in questo territorio e volevamo restituirgli una parte di ciò che ci ha dato. Insomma, non cercavamo una squadra da comprare a tutti i costi”. Quando arriva al “senso di responsabilità”, nelle parole del nuovo patron gialloblù compare pure il termine “paura”, anche se non si tratta di paura immotivata e paralizzante. “Sono emozionato, ho grandissimo entusiasmo, ma anche un po’ di paura. So che non è automatica l’equazione: imprenditore bravo nella sua attività = bravo anche nel calcio. Sento grande senso di responsabilità, perché la faccia ce la mettiamo io e la mia famiglia, l’abbiamo sempre fatto e finora abbiamo ottenuto buoni risultati”. Quelli che ovviamente i tifosi gialloblù ora gli chiedono sul campo. E la risposta di Rivetti è netta, anche sui modelli calcistici cui ispirarsi: “Sassuolo, Atalanta, Udinese, Empoli i primi nomi che mi vengono subito. Anche se io sono sempre stato considerato un innovatore, quindi guardare gli altri, imparare, poi magari rielaborare. Non compreremo Ronaldo o Lukaku, ma vogliamo uscire dalla Serie C, un vero pantano. Poi rivedere questo stadio, la sua curva, ribollenti di passione come ci capitò un paio di anni fa. Quel ricordo ha dato una bella spinta alla nostra decisione”. —
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