Nuovo progetto per il sociale: il rugby integrato a Modena
Il campo Casini di viale Amendola ha ospitato l’Open Day: si punta a coinvolgere nella disciplina ovale chi ha disabilità cognitive, intellettive e disturbi evolutivi
Luca Beltrami
Il rugby integrato sbarca a Modena. Il campo Casini di viale Amendola ha ospitato sabato scorso l’Open Day del progetto “Tutti integrati nel rugby”, iniziativa promossa dal Fifteen Wilds All Bluff Rugby, che punta a coinvolgere nella disciplina ovale giovani (e meno giovani) con disabilità cognitive, intellettive e disturbi evolutivi specifici. Se gli sport di squadra sono da sempre terreno fertile per sviluppare la socialità e l'aiuto reciproco, il rugby lo è all’ennesima potenza, uno sport per vocazione inclusivo, nato con l'intenzione di non lasciare fuori nessuno. Con il rugby integrato si fa un ulteriore passo in avanti. L'obiettivo è valorizzare l'inclusione per mezzo della palla ovale; l'interazione tra atleti con abilità differenti, guidata da educatori adeguatamente formati, è la modalità attraverso cui promuovere quel riscatto personale e sociale che è condizione necessaria per andare oltre ogni forma di disagio. A presentare le linee guida di “Tutti integrati nel rugby” è stato il responsabile del progetto Francesco Messori Roncaglia, presidente del Fifteen Wilds All Bluff Rugby Mutina, alla presenza, tra gli altri, dell'Assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena, Roberta Pinelli, e del presidente del Comitato Regionale Emilia Romagna della Fir, Giacomo Berdondini. “In questa fase di uscita dall’emergenza pandemica – spiega Messori Roncaglia – abbiamo voluto dare origine a Modena a una proposta integrata di sport ed educazione socializzante, rivolta a giovani con disabilità o inseriti in contesti di disagio sociale. L’obiettivo è quello di fornire una rete sociale in grado di rafforzare le capacità relazionali, il benessere, la salute fisica e mentale di questi ragazzi. La nostra è una risposta all'aumento di casi di esclusione ed emarginazione causato dall'isolamento imposto dal virus, un modo per costruire percorsi dedicati a persone in condizioni di fragilità, promuovendo il miglioramento della qualità della vita attraverso l'attività sportiva e in particolare il rugby, anche grazie al lavoro e alle capacità degli educatori che seguiranno il progetto, Carlo Magistrelli e Charlotte Messori Roncaglia. Attraverso un modello di collaborazione tra famiglie, educatori, staff tecnico e associazioni intendiamo creare una comunità di riferimento, un centro di competenza e uno spazio fisico per l’inclusione della disabilità ed una risposta concreta al disagio: siamo convinti che il rugby sia particolarmente adatto a favorire non solo lo sviluppo di competenze sociali e di autonomia, ma anche a creare un ambiente positivo di collaborazione e relazione. In questa iniziativa non siamo da soli, anzi stiamo coinvolgendo sempre più soggetti: il rugby integrato a Modena è nato dal Fifteen Wilds All Bluff Rugby Mutina e si sta sviluppando grazie ad una rete di realtà associative – tra cui Aut Aut – e sportive, con il contributo della rete nazionale di rugby integrato”. Dopo l’anteprima di sabato scorso, da settembre si inizia a fare sul serio. L’appuntamento col rugby integrato è per venerdì 3 settembre, quando inizierà ufficialmente l’attività. Oltre ai due allenamenti settimanali, il lunedì e il venerdì, ogni due settimane è previsto un incontro collettivo al sabato, una sorta di terzo tempo, per conoscersi e fare squadra anche fuori dal campo di gioco. —
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